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By rdo il Sab 12 Mar, 2011 15:03 CET

Quando "global"?

Si fa presto a fare i "no global", a riempirsi la bocca delle "cose di sinistra" e a dire che cosi' non va. Ragionare prende sempre un po' piu' di tempo.

L'economia, questa bestiaccia di cui da poco, forse, i popoli cominciano a intuire appieno la natura (ci hanno messo secoli con la politica, del resto), si muove con ritmi piu' lenti di quanto normalmente si e' inclini a credere. Esempi se ne trovano dappertutto, se si ha voglia di cercarli. L'autore di queste pagine, da buon appassionato di motori, ne ha qualcuno da citare.



La 500, quell'oggettino tanto grazioso (e caro), e' fabbricata in Polonia. Come pure la Nuova Panda, alias Fiat Gingo, alias progetto 169. Come pure la Cinquecento, la prima col nome scritto in lettere, e la compagna Seicento/600 che ne ha gradualmente preso il posto. Perche'? Semplice: prima di allora, in Polonia si fabbricava -e si e' andato avanti per un pezzo a fabbricare- la 126, fin dalla sua prima apparizione, nell'anno 1972. Da qualche anno, in Polonia c'e' addirittura una divertentissima "scena del tuning" in cui avvengono trasformazioni anche estreme delle piccole 126; auto che i polacchi sentono proprie (con ragione, per averci materialmente lavorato). http://www.youtube.com/watch?v=3yU8efsJzrs

Rampantismo della famiglia Agnelli? Semplice necessita' di contenere i costi? Quale che sia la ragione, non e' poi tanto strano venire a sapere che oggi il primo mercato della Fiat non e' l'Italia ma il Brasile, dove si e' progettata e costruita una nuova auto, semisconosciuta da noi, chiamata Uno. Eccola.

Eppure, sfogliando il volumetto "Tutte le auto del mondo 1985" edito da Domus (quelli di "Quattroruote", per intenderci), si viene a scoprire che la globalizzazione, forse, c'e' sempre stata; anche a opera di una azienda allora statale (IRI) che sorprende potesse avere ramificazioni tanto lontane.
  • Alfa Romeo, Sudafrica: vi si produceva quasi l'intera gamma dell'epoca, a volte con variazioni nei nomi (Export era l'Alfasud, Sprint era l'Alfasud Sprint, Alfa 159 l'Alfetta) e vi si assemblava, anche, la piccola Daihatsu Charade: quella col motore a tre cilindri che fini' anche nella Mini3 Innocenti.
  • Alfa Romeo, Brasile: nello stabilimento FNM (della Fiat) si produceva il modello 2300 TI. Stilisticamente, era un incrocio tra l'Alfetta e l'Alfa 6, privo della sofisticazione tecnica che si conosce di queste due vetture e tipico di quel mercato. Gli appassionati si riferiscono alla 2300 TI semplicemente come "Alfetta Brasile", ma l'unico legame di parentela era il marchio.
  • Alfa Romeo, Italia: nessuno si ricorda quasi piu' dell'Arna, joint-venture tra Nissan e Alfa Romeo, che vide la produzione a Napoli di una Nissan Cherry rimarchiata e riallestita, per coprire una fascia di mercato inferiore all'Alfa 33, che stava mandando in pensione l'Alfasud. Commercialmente, fu un disastro.

Negli stessi anni i giapponesi della Honda avviavano la partnership con Austin/Rover, con le serie 200 (Honda Civic/Ballade berlina a 4 porte) prima e poi con la serie 800 (Honda Accord) che sostitui' la storica serie SD1.

Matrimonio di convenienza fu quello tra Fiat/Lancia e Saab, che produsse come primo risultato la Delta di Giugiaro e poi, piu' riconoscibile, la 9000, basata sulla scocca e su parte dei lamierati della Lancia Thema (le porte erano praticamente identiche). A quei tempi, Saab non poteva permettersi di sostenere da sola la creazione di nuovi modelli, arrivando a rivendere la Delta con il nome Saab 600 ed a coprire ulteriormente la fascia bassa del proprio mercato interno con una rivisitazione della storica 99, ovvero la 90.



Forse basta questo per dire che la frittata era gia' fatta allora. No? Se non dovesse bastare, e' proprio il caso di buttare un occhio al film "Quinto potere" (Network) di Sydney Lumet del 1976, ed alla teoria dell'economia universale espressa dal presidente della rete, all'anchorman isterico e profetico, con toni altrettanto isterici e profetici. Vecchie lezioni ancora faticano ad essere recepite. Ancora una volta Hollywood si presenta come laboratorio di un futuro piu' reale del previsto.

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