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By rdo il Ven 10 Dec, 2010 22:15 CET

Trans Europe Express

Un nome, un treno, due riferimenti culturali.
  • Uno e' un film d'autore del 1967. Francese, naturalmente, visto che il cinema d'autore ha parlato a lungo quella lingua. Il cinema parla del proprio mestiere, in un bel "bianco e nero", grazie al fatto che a salire sul treno sono un regista, un produttore e la loro segretaria, armata di un grosso e pesante registratore a nastro. I tre stanno lavorando alla sceneggiatura di un nuovo film, incentrato sulle avventure di un corriere della droga: un film d'azione, con un anti-eroe solitario che se la deve vedere da una parte con la polizia e dall'altra con un capo di cui non puo' fidarsi. Durante la definizione iniziale della storia, l'attore Jean-Louis Trintignant prende posto, quasi irrompendo, nello stesso scompartimanto dei tre; poi va via, guardandosi intorno di traverso, come se fosse lui l'eroe della storia, braccato, in fuga. Lo riconoscono, dopo che se n'e' andato: si', lui potrebbe andar proprio bene come protagonista, e' un attore di grido. Il lavoro prosegue con ravvivato brio. Col volto di Trintignant, sullo schermo viene mostrata la storia, alternata alle sempre piu' ristrette fasi del dibattito sui particolari, sempre seguiti e raccolti al volo dalla meticolosa segretaria. Che fine ha fatto quella tal chiave? E il pacchetto che il "nostro" aveva sottobraccio? OK, se quella scena introduce una contraddizione la leviamo. La storia per il nuovo film arriva alla sua tragica conclusione, tutto e' compiuto. I tre protagonisti arrivano a destinazione, scendono dal treno e comprano il giornale. Nei titoli, scoprono che e' avvenuto un fatto di cronaca simile alla loro storia: meglio non impelagarsi, con le storie vere ci sono solo rogne. Poco prima della parola "Fine", anche Trintignant, arrivato alla propria stazione di destinazione, abbraccia una bella ragazza. Entrambi, nella storia immaginata dai tre, sono morti; ma il cinema e' finzione, e' tutto uno scherzo.
  • L'altro e' un disco di quelli da ricordare, un album di musica elettronica del 1977 degli avanguardisti Kraftwerk. Famoso per il brano che da' titolo all'intero disco, colpisce molto anche per la visione che i Kraftwerk danno di loro stessi, in un brano dello stesso album intitolato "Hall of mirrors".

Even the greatest stars dislike themselves in the looking glass.
[...]
The artist is living in the mirror with the echoes of himself.
Even the greatest stars live their lives in the looking glass.
[...]
Even the greatest stars fix their face in the looking glass.


L'autoritratto non e' tipico solo della pittura, ma anche di altre arti; sorprende soprattutto la frequenza con cui capita in musica. Pink Floyd, Elio e le Storie Tese, Annie Lennox, Daft Punk: un po' tutti, ma specialmente chi ha avuto successo nel proprio mestiere, ad un certo punto della propria carriera ha cercato di far mestiere addosso a se' stesso.

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