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By rdo il Gio 19 Aug, 2010 13:12 CET

Clint Eastwood, Robert Redford e tanti altri

Sergio Leone lo defini' un buon attore, ma non eccezionale; sufficientemente a buon mercato per lo spaghetti-western che, ancora non si sapeva, avrebbe fatto epoca.
Nonostante questi apparenti limiti, la stella di Clint Eastwood non ha fatto altro che brillare di luce sempre piu' forte nel tempo. L'ispettore Harry Callahan, "Dirty Harry" (Harry la Carogna, per noi italiani), e' una delle prime testimonianze del desiderio, appagato, di crescere non soltanto in quanto attore ma in quanto professionista, di evolvere come persona. Eastwood produsse il primo film e i successivi quattro, un successo dietro l'altro nel genere poliziesco statunitense. Eastwood volle con se' il grandissimo musicista Lalo Schifrin. Lui stesso, pure, pretese che la qualita' delle riprese non fosse perfetta, perche' voleva un'atmosfera "pulp", molto prima che il termine fosse reso famoso, tra i cinefili, dall'opera di Tarantino.
Fini' li'? No, certamente. "Firefox - volpe di fuoco" fu anch'esso un bel risultato. E' difficile trasformare un fumettone sulla Guerra Fredda in qualcosa di interessante, ma l'attore-produttore-regista ci ha messo quel tanto che basta, senza esagerare, senza rovinare tutto.
E' finita? Probabilmente no.
Ha tanto l'aria di un gioco di vecchie glorie, proprio come nella trama, il film "Space Cowboys" nel quale compaiono anche l'ottimo Tommy Lee Jones, un quasi irriconoscibile James Garner e l'inossidabile, lanciatissimo Donald Sutherland. Diretto da Clint Eastwood, naturalmente. Tutto li'? Forse no. I titoli di coda svelano un ulteriore particolare molto gustoso. All'inizio del film, tra le colonne sonore ottimamente scritte da Lennie Niehaus (una delle quali sembra un omaggio all'inno "America, America") e alcuni classici moderni come "Fly me to the moon", e' nascosto un brano intitolato semplicemente "Espacio", per sola chitarra acustica. L'autore? Clint Eastwood.

Aggiornamento del 5/3/2011: E anche Gran Torino e' un filmone. Bravo!



Rewind ad una storia diversa, ma forse non tanto. Woodward e Bernstein, i due giornalisti che portarono alla luce la verita' sul caso Watergate, avevano gia' vinto il premio Pulitzer per il loro piu' brillante risultato e stavano scrivendo un libro sull'inchiesta condotta, come prodotto per il pubblico ma anche come testimonianza storica. A quei tempi un attore di nome Robert Redford era venuto a sapere della scrittura di questo volume e pensava gia' di farci un film, producendolo di tasca propria (interamente, nelle sue intenzioni iniziali, ma non fu possibile). Redford fini' per suggerire a Woodward e Bernstein di spostare il centro dell'attenzione del libro, dalle scoperte e dai fatti puri e semplici, al lavoro dei giornalisti e al modo in cui queste scoperte sono avvenute. Cio' ha dato una dimensione profondamente umana e concreta all'intera opera ed al film che ne e' derivato, "Tutti gli uomini del presidente". Detto cio', il successo del film non e' poi un risultato tanto sorprendente.

Cosa hanno in comune queste storie, a parte il cinema? L'intraprendenza, la voglia di realizzare qualcosa di buono: forse, anche il meglio di quello che viene normalmente chiamato amor proprio. Probabilmente lo abbiamo tutti, se Dante Alighieri aveva ragione e fatti non fummo, davvero, per viver come bruti.

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