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By rdo il Gio 18 Mar, 2010 14:39 CET

Olive(tti) snocciolate

Ho letto per caso nell'antologia "tutto il Grillo che conta" (p.203) la frase, tratta da uno dei famosi monologhi, "Olivetti insegnava agli americani come fare un computer". Lo scopo e' mostrarla, in effetti per come e': ridotta, oggi, all'ombra di cio' che era un tempo. Va capito, pero', che cosa fosse un tempo, e per questo non posso astenermi dal produrre una lezione di storia della mia materia, quella che conosco meglio. Si procede, qui, in ordine di apparizione, ovvero dal 1983 allo sfascio.

Olivetti M-10 e', anzi era, uno dei piu' bei computer portatili del mondo. Prima di tutto, era piccolo: niente a che vedere con il pur rivoluzionario Osborne 1 o con l'IBM Portable, grandi e pesanti come valigie strapiene. In secondo luogo, le batterie duravano un'eternita'. Infine, aveva un programma di telecomunicazioni fornito in dotazione. Era l'antesignano degli ultraportatili di oggi, quei computerini chiamati Netbook che tanto fanno la gioia di chi vuole vendere accessi a Internet su rete cellulare (a tempo o a traffico, e' anacronistico in un'informatica come quella odierna, dove un Service Pack di Windows puo' farti fuori tutto il credito residuo). Ebbene, il progetto originale dell'M-10 NON era italiano. L'arnese nasceva in Giappone, si chiamava KY-85, dal nome del produttore Kyotronic (Kyoto, appunto), e fu rimaneggiato anche da vari altri costruttori. Molti giornalisti Americani comprarono in massa l'omologo prodotto Tandy Radio Shack "model 100", che ha avuto per molto tempo perfino un club che fungeva da supporto tecnico, best-effort, per tenere in funzione ad ogni costo le simpatiche bestioline. L'M-10 era ristilizzato (come solo noi italiani sappiamo fare, bisogna ammetterlo) e dotato di un comodo display orientabile, ma tutto li'. I soliti Americani rilanciarono, in tempi successivi, con il "Tandy Model 200", un evoluzione del Model 100 con uno schermo vero e non solo sbozzato, richiudibile sulla tastiera come su molti portatili di epoca successiva.

Olivetti M-20 e' l'articolo piu' facilmente reperibile presso un trovarobe teatrale e fa parte di una linea di prodotto che Olivetti chiamava "Linea 1" (L1). La sua principale funzione, infatti, e' quella di starsene li', non necessariamente acceso, a far finta di fare o poter fare qualcosa. I programmi sono introvabili (lo erano anche quando era nuovo, lo posso testimoniare), il sistema operativo e' tipico di quell'unica macchina ed e' altrettanto raro (risultato: il "ferro" da solo, magari ripescato da qualche soffitta, non e' tanto facile da rimettere in funzione). Fu l'ultimo timido tentativo di Olivetti di creare un'architettura elettronica originale, nato e morto mentre gli "IBM compatibili" gia' galoppavano verso il successo. La "Linea 1" comprendeva anche modelli di dimensioni maggiori chiamati M-30 e M-40, che oggi chiameremmo server e che erano pensati per fungere da elaboratori "centrali" con videoterminali sparsi un po' dovunque. Sono ancora piu' rari dell'M-20 e lo erano anche da nuovi, dato il particolare mercato cui si rivolgevano.

Olivetti M-24 e' stato il primo IBM-compatibile (clone, processore 8086) prodotto da Olivetti, e' stato il piu' famoso e veniva venduto, negli Stati Uniti, con un colore diverso (bianco anziche' grigio come da noi) e con il marchio AT&T PC-6300. Molti programmi di origine americana (es. il PC Tools per DOS) non conoscevano la denominazione italiana e identificavano come americane anche le nostre unita'. Il progetto era molto buono, tale che Olivetti, appunto, produceva alcuni tra i migliori "cloni" del mercato.
Ora pero', in tempi di economia globale (perche', prima che cos'era?), e' finalmente facile fare un ragionamento molto semplice: perche' molte aziende europee e/o statunitensi producono (in qualche caso, progettano anche; il caso del produttore di componenti musicali Behringer e' da manuale) in posti come la Cina? Semplice: perche' costa meno. Ebbene, negli anni Ottanta noi eravamo la Cina degli Americani: un posto comodo per ridurre i costi. Lo siamo stati a lungo a sufficienza per ricavarne dei vantaggi, fine della storia. Cio' non toglie che gli "emme" di Olivetti hanno avuto una quantita' di modelli e seguiti (M-28 alias AT&T PC-6300Plus, basato su processore 80286, e cosi' via) tale da "motorizzare" il parco informatico italiano ed europeo in maniera significativa (sto pensando soprattutto a uffici statali e altri posti dove non avevano paraocchi abbastanza grossi da pretendere ovunque il solo marchio IBM).

Olivetti Prodest PC 128 e' stato il tentativo, assai tardivo, di proporre un computer domestico (linea di prodotto "Prodest") di fascia bassa. L'unita' era interessante, ma non aveva quasi niente di italiano. Si trattava, infatti, del Thomson MO5, francese, ricolorato (grigio anziche' bianco come l'originale) e riadattato (tastiera, lingua del menu iniziale) per il nostro mercato. Programmi compatibili solo col cugino francese, naturalmente. Flop, ma era da prevedersi: il mercato italiano era gia' equamente e stabilmente spartito tra Commodore (oltretutto, quel cannone che era l'Amiga era gia' all'orizzonte: niente sarebbe piu' stato come prima) e Sinclair, con la galassia MSX a far sentire, ogni tanto, la propria flebile voce.

Olivetti Prodest PC 128 S, lanciato contemporaneamente al PC 128 e totalmente incompatibile sul fronte programmi, era un prodotto di costo maggiore. Anche questo non aveva quasi nulla di italiano. Si trattava dell'Acorn BBC Master, inglese, riadattato nei seguenti particolari:
  • colore diverso (grigio Olivetti, naturalmente)
  • tastiera (ovvio)
  • unita' a dischetti di tipo diverso (3 pollici e 1/2, cioe' piccole, anziche' 5 pollici e 1/4).
Era compatibile solo col cugino inglese, ultimo di una linea di prodotto abbastanza fortunata nel Regno Unito perche' supportata da un programma televisivo, della BBC appunto, che ne spiegava il funzionamento. Michael Caine era inquadrato nel film "Quarto Protocollo" mentre consultava una lista passeggeri da un BBC Master. In Italia, il meglio che il prodotto ebbe da offrire furono due spot televisivi assai artistici. In uno dei due, il doppiatore che presto' la voce a HAL-9000, in un gioco di citazione cinematografica, parla in prima persona, presentandosi come il prodotto stesso. Nell'altro, i creativi strizzano l'occhio al mondo degli hacker presentando un adolescente al computer, con una scritta ACCESSO NEGATO sullo schermo e un'aria di sfida nel volto. Fine della storia.

Olivetti Prodest PC-1 doveva competere con prodotti dello stesso nome di produttori diversi (Atari e Commodore) in un mercato dove le uniche alternative all'Amiga, al Macintosh e all'Atari ST erano i PC-compatibili di basso costo. Flop, ma solo per due ragioni:
  • e' arrivato troppo tardi (come gli altri due, del resto)
  • una versione dotata di disco fisso costava quanto un qualsiasi altro PC-compatibile.

Olivetti serie LSX: altro server, ma come lo intendiamo noi oggi: una macchina UNIX (debbo supporre, per continuare la partnership con AT&T, societa' autrice originale di questo sistema operativo). Lo era in un momento in cui UNIX era talmente frammentato in sottoversioni da non poter essere quasi nemmeno considerato un mercato. La RAI ne ha impiegato a lungo uno in Meteo 2. In tempi recenti, "Asbesto", uno dei gestori del MediaLab in Sicilia, una delle poche organizzazioni indipendenti dedite all'informatica di ogni tipo ed era, ne ha smontato uno ed ha trovato tanto di quel metallo da poterci costruire Goldrake. Il sito www.spot80.it tuttora conserva uno spot TV d'epoca, nel quale l'LSX era proposto alle PMI come calcolatore centrale (gestionale) espandibile. Flop o giu' di li', seppur con le migliori intenzioni.

Olivetti Envision: ovvero il PC "multimediale" per le case; ne possiedo tuttora uno e quindi so molto bene di che cosa parlo. Progetto originale Olivetti. Ricevette un premio per il design appena usci', ma il resto e' un po' un orrore. Quando l'avevo appena comprato, la tastiera a infrarossi con trackball integrata si mangiava sedicimila lire di pile ogni due settimane, con un uso normale; dovetti rimpiazzarla al piu' presto con una tastiera (grazie, Gianluca!) e un mouse col filo. La scheda audio integrata nella scheda madre (Oak Mozart, da inizializzare con un apposito driver per DOS, altrimenti nemmeno funzionava) aveva il bruttissimo vizio di incepparsi durante la riproduzione del suono (sotto Windows, perche' sotto Dos E ANCHE SOTTO LINUX funzionava bene) e di tornare a posto soltanto dopo un riavvio. La scheda video integrata nella scheda madre (Trident 9470, adattata per poter "uscire" anche via presa SCART, su televisori o monitor PAL) e' di quelle (poche) famosissime per aver fatto dannare l'anima agli utenti Linux, che erano costretti a sfruttare quel computer in sola modalita' testo, peraltro con prestazioni di tutto rispetto. L'interfaccia grafica semplificata "a cartone animato" Olitutor, per fortuna attiva solo a richiesta, poteva piacere soltanto a qualche bambino in eta' prescolare: peggio di quella, soltanto il prodotto "Microsoft BOB", famoso per essere uno dei flop piu' clamorosi del settore. Nondimento, il concetto di "PC Media Center" nasce con questa macchina e con questa interfaccia; forse un po' troppo in anticipo.

Olivetti M24 NEW con processore Pentium. Un clone come tutti gli altri; del perche' il nome fu grossolanamente sbagliato (e con esso tutta l'immagine dell'azienda) ho gia' parlato altrove in queste pagine. Inizio della fine.

Non si puo' evitare di chiedersi, una volta considerato tutto cio': fu vera sostanza oppure forma?

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