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By rdo il Gio 23 Sep, 2010 19:00 CET

Plugin, questi sconosciuti

Durante i test della Beta di Ubuntu 10.10 e' venuta l'idea di installare, tra gli altri, anche Chromium, la versione open del navigatore Chrome di Google. Non visualizzando alcuni filmati in tecnologia Adobe Flash, si e' tentato di scaricare il plugin ufficiale dal sito. Peccato solo che il sito di Adobe lo impedisca, con la dicitura "Your Google Chrome browser already includes the latest Adobe® Flash® Player built-in". La strana notizia rimanda ad un articolo tecnico che mostra come rintracciare in about:plugins il plugin di Shockware Flash. Grosso problema: il plugin integrato e' una release 9.0r999, mentre siamo gia' alla 10. Manco a dirlo, alcuni siti come YouTube non funzionano senza l'ultimissima release.
By rdo il Mer 11 Aug, 2010 13:49 CET

Scaricare e non

Alcuni servizi sono famosi per contenere una quantità di informazioni enorme; uno dei piu' famosi e' certamente YouTube. Alcuni filmati, pero', spariscono se ritirati dall'autore (magari a seguito della decisione di chiudere il proprio profilo e cessare le proprie operazioni) o rimossi dai gestori del servizio. Molti utenti si cautelano da questo utilizzando programmi che permettono di scaricare i filmati; il che funziona fino a quando, come per qualunque altro sito web, alcuni dettagli cambiano a tal punto da rendere inoperante cio' che prima funzionava. E' di nuovo il caso di YouTube, che ultimamente sta provocando errori 404 al noto programma clive, deputato allo scarico dei filmati. Ebbene, anche se i pacchetti non sono ancora in circolazione, e' possibile "patchare" manualmente il programma, un insieme di script Perl. La patch e' del 24/7 e fa riferimento ai problemi #57 e #58: si tratta di aggiungere una linea per accodare un parametro HTTP GET alla URL $xurl calcolata in una apposita funzione. Il tutto e' reperibile online.
By rdo il Gio 05 Aug, 2010 10:22 CET

Telecasino

Avrei voluto chiamarlo in un altro modo, ma stavolta non c'e' scampo. Telecom Italia forse e' invasa dagli spammer; oppure da clienti col PC infetto da chissa' che cosa.

Chi utilizza la famosa connessione "Alice" di Telecom Italia ha, storicamente, occasionali e strani problemi di invio posta. Parlando per esperienza diretta, posso dire che nel 2005 mi sono trovato prima a dover inserire l'autenticazione SMTP, pena errori; poi a levarla, pena altri errori. Un anno o due piu' tardi, e' toccato (continuare a) utilizzare un SMTP di Interbusiness (una delle tante facce di Telecom Italia) soltanto per liberarmi alla svelta da una blacklist applicata senza alcuna verifica, tale per cui il relay uscente di Alice improvvisamente rifiutava la posta inviata dagli utenti di Alice stessa(!).

Tutto e' andato bene per un certo tempo, ovvero fino a quando non ho rifatto il server di posta interno e ho reimpostato il server SMTP di default, out.alice.it. Tutto e' andato bene per un altro po' di tempo finche', quest'anno, mi sono ritrovato di fronte a problemi gravi, di ritardata (giorni, non ore) o mancata consegna dei messaggi. Scoprendo che i server SMTP di Interbusiness adesso rifiutano la posta degli utenti Alice (troncano la connessione dichiarando errore permanente, trattando altri utenti Telecom come il primo spammer che passa), ho dovuto ripiegare su mail.tin.it, aiutando nel contempo a risolvere un problema analogo di un collega, anche lui utente Alice.
La soluzione e' durata poco, poiche' negli ultimi giorni hanno ricominciato a presentarsi i casi di messaggi non inviati (di notifiche d'errore con la causa esatta del problema, nemmeno l'ombra, naturalmente). Dare la colpa ad Agosto non mi sembra una scusante, poiche' sono parecchi mesi che il livello di servizio del piu' grosso provider italiano sembra scaduto a livelli da "cantinaro all'angolo" (il che giustifica pienamente la scelta di farmi in casa non solo il server web ma anche quello di posta).

I problemi con Alice, infatti, sono stati inframezzati dalla chiamata per aiuto da parte di un caro amico, che improvvisamente non riusciva piu' ad accedere alla propria casella di posta elettronica Virgilio (altra delle tante facce di Telecom Italia). La disfunzione colpiva il protocollo POP3, con mancata autenticazione, mentre l'accesso Webmail sembrava funzionare; il che metteva istantaneamente fuori gioco problemi del PC e del modem. "Sembrava funzionare" significa che, da quelle parti, le linee telefoniche Telecom Italia perdono come colabrodi (sembra sia un problema risaputo, ma da qualche mese va peggiorando anche quello) e quindi l'accesso Webmail e' pressoche' inservibile. Un giretto su Google, infine, permette a chiunque di scoprire che non e' la prima volta che Virgilio "sbatte fuori" i suoi stessi utenti dai server di posta.

Da oggi il mio Exim personale e' impostato per eseguire SMTP autenticato, con i dati di un altro mio account, presso un provider non-Telecom. Cosa potranno fare altri utenti inguaiati, non lo so proprio. Forse, invece di mandare in mobilita' volontaria (=incentivata, ovvero pagata) la gente, sarebbe meglio pensare a risolvere ben altri problemi. Qualche anno fa, ancora se lo ricordano in tanti, ad andare in crisi mistica furono i DNS, con conseguenze da eta' del bronzo.
By rdo il Mar 22 Jun, 2010 16:25 CET

Quale browser?

In principio era Mosaic e non lo sapeva quasi nessuno; poi e' arrivato Netscape e Internet era Netscape, almeno per chi non ne sapeva ancora abbastanza. Poi e' arrivato Internet Explorer, ed Internet e' ancora Internet Explorer per quelli che non ne sanno abbastanza. E gli altri?
Obbedendo ad una decisione della Unione Europea, scatenata da un dibattito ormai stantio e pressoche' inutile (risale, infatti, al 1997; ovvero a prima che Netscape fosse scaraventata fuori dal mercato) Microsoft si adegua. Come? Semplice: gli utenti Windows possono scegliere il proprio browser, scegliendolo da un "programma" apposito che appare a seguito degli aggiornamenti di XP, Vista, ed e di serie in Seven. Il "programma" altro non e' che... una finestra di Internet Explorer(!) sotto mentite spoglie, preparata per visualizzare una ben precisa pagina: questa qui. Curioso vedere che accanto ai "soliti noti" (IE medesimo, Firefox, Opera, Safari, Chrome) appaiono nomi che la maggior parte delle persone nemmeno conosce. Almeno funge da pubblicita', se non per i singoli prodotti per un concetto importante: le alternative esistono. Meglio cosi', meglio abituarsi a scegliere.
By rdo il Gio 06 Maggio, 2010 13:51 CET

E' un gran Dieci-Quattro!

Ubuntu Lucid Lynx, ovvero la versione 10.04 LTS, ovvero quella "Long Term Support" ufficialmente viva fino al 2013, ha gia' i guai suoi.

  • Molte applicazioni hanno una integrazione con GNOME "rotta" (broken), col risultato che, non potendo usare il proxy di GNOME, non ne usano alcuno. Per reti protette in maniera meno che banale, e' un problema bloccante.
  • Su alcuni sistemi con video i810/815 si e' gia' verificato un malfunzionamento nella visualizzazione della progress bar durante le operazioni sui file. La finestra viene disegnata, ma vuota. Nel caso di copie di dimensioni rilevanti cio' e' molesto perche' impedisce totalmente di leggere i tempi di completamento; si puo' comunque andare "a memoria" e interrompere la copia cliccando dove dovrebbe esserci il pulsante apposito, in prossimita' del bordo destro. Ovviamente, in caso di copie multiple non si sa quale si va a terminare. :-S
  • I dialog di installazione della versione per netbook sono troppo grossi e, sul netbook per eccellenza, primo della sua classe, ovvero l'ASUS eeePC701, alcuni pulsanti finiscono nascosti (versioni alpha, beta) o seminascosti (definitiva, si vede solo il bordo e si deve andare "a memoria").
  • C'e' un grosso problema con Tasksel, che mostra tra i vari pacchetti installabili un grosso lotto di font; selezionandolo si riesce a far fallire aptitude con codice d'uscita 100, qualsiasi cosa cio' voglia dire (probabilmente, che i pacchetti da installare sono troppi, oppure che ce n'e' qualcuno col nome balengo, magari in Unicode). Il problema sembra coinvolgere tanto la versione desktop quanto quella server, dato che i componenti coinvolti sono comuni a entrambe.
  • Dalla versione Beta fino alla definitiva compresa, ho personalmente incontrato notevoli problemi nell'usare l'installer grafico (desktop-i386; dopo averlo selezionato, semplicemente non si sa quando parte, il sistema sembra fermo a fare nulla); al suo posto, uso quello testuale (alternate-i386) cioe' un diverso CD. Sui PC piu' recenti sembra non succedere.
  • E' molto bello avere PlayOnLinux finalmente incluso nella distribuzione ufficiale; se, pero', l'installazione di un qualsiasi programma non richiedesse di chiudere entrambe le finestre di PlayOnLinux (quella principale e il selettore dei nuovi programmi) solo per avviarsi, sarebbe anche molto meglio.

By rdo il Gio 18 Mar, 2010 15:15 CET

Un posto al Sun per Debian Linux

Tempi duri per i possessori di Sun Ultra 5, la macchina a 64 bit che ha preso, nel cuore degli utenti UltraSparc, il posto delle SparcStation 5 a 32 bit, per l'indiscutibile eleganza del suo progetto. Questo thread mostra UNA PARTE dell'interminabile e squallido evolversi di un problema di tale gravita' che cio' che (su una Debian Stable, a oggi la Lenny) fino a fine settembre 2008 funzionava (robetta da niente: TUTTA l'interfaccia grafica) ha tuttora problemi gravi perfino per chi installa da zero. Dato che sulle Ultra 5 non si puo' cambiare chipset video (Mach64) perche' e' on board, litigare sulla gravita' maggiore o minore del bug non e' molto produttivo, specialmente considerando la facile reperibilita' di macchine di quella classe rispetto, ad esempio, a una Enterprise. Sono a riferire, tuttavia, che:
  • una ISO "netinst" di Lenny, pur facendo le cose "a rate" (prima il sistema base, poi un bel reboot, poi tasksel e "Desktop environment") non riesce a fare di meglio che congelare il sistema all'avvio di X (yes, freeze completo)
  • la ISO della "testing" corrente, nome in codice Squeeze, ha UN ALTRO E BEN PIU' GRAVE BUG, tale che perfino l'installazione/configurazione del SILO (cio' che in Sparc fa le funzioni del LILO) fallisce, con il risultato di produrre un sistema INSERVIBILE.

Al LUGCR, visto il modo in cui il supporto "ufficiale" si comporta, ci stiamo spaccando la testa da soli sul problema. Non siamo il team di Debian: siamo in DUE, uno con una Ultra5 e uno con una Blade 150! Ebbene, sia pur raffazzonatissimo, un workaround per una installazione "da zero" degna di questo nome e' gia' saltato fuori.
Seguono i passi necessari.
  • netinst di Lenny, solo sistema base; reboot come di prammatica
  • cambiare i repository e mettere quelli di Squeeze
  • apt-get update
  • apt-get dist-upgrade
  • tasksel, selezionare Desktop Environment
  • quando arrivera' alla configurazione di udev si blocchera' (no, non voglio piu' sapere perche'); serve forzare il reboot in quello stato
  • dpkg --configure -a # per sbloccare il problema di udev accettare il default proposto
  • tasksel di nuovo (mostrera' ancora lo stato precedente) e stavolta funzionera'.

Con buona pace del Debian/Sparc team.

By rdo il Gio 18 Mar, 2010 14:59 CET

Cosa non mi piace in Ubuntu 9.10

  • Il GDM ovvero il gestore del login, e' cambiato. Tutti i temi vecchi sono da buttare.
  • Streamtuner, ovvero il sintonizzatore per le radio su Internet, all'uscita della distribuzione crashava miseramente con segmentation fault. Il setup dello stesso e' da cambiare perche' il player di default e' audacious2 e nel setup e' impostato audacious. Ridicolo, comunque, che basti una helper application mancante o sbagliata per provocare un segfault.
  • Le GTK1 sono andate, e con loro tutti i programmi che le usavano. Uno di questi e' soundtracker cioe' il tracker musicale che funzionava meglio.

By rdo il Gio 18 Mar, 2010 14:39 CET

Olive(tti) snocciolate

Ho letto per caso nell'antologia "tutto il Grillo che conta" (p.203) la frase, tratta da uno dei famosi monologhi, "Olivetti insegnava agli americani come fare un computer". Lo scopo e' mostrarla, in effetti per come e': ridotta, oggi, all'ombra di cio' che era un tempo. Va capito, pero', che cosa fosse un tempo, e per questo non posso astenermi dal produrre una lezione di storia della mia materia, quella che conosco meglio. Si procede, qui, in ordine di apparizione, ovvero dal 1983 allo sfascio.

Olivetti M-10 e', anzi era, uno dei piu' bei computer portatili del mondo. Prima di tutto, era piccolo: niente a che vedere con il pur rivoluzionario Osborne 1 o con l'IBM Portable, grandi e pesanti come valigie strapiene. In secondo luogo, le batterie duravano un'eternita'. Infine, aveva un programma di telecomunicazioni fornito in dotazione. Era l'antesignano degli ultraportatili di oggi, quei computerini chiamati Netbook che tanto fanno la gioia di chi vuole vendere accessi a Internet su rete cellulare (a tempo o a traffico, e' anacronistico in un'informatica come quella odierna, dove un Service Pack di Windows puo' farti fuori tutto il credito residuo). Ebbene, il progetto originale dell'M-10 NON era italiano. L'arnese nasceva in Giappone, si chiamava KY-85, dal nome del produttore Kyotronic (Kyoto, appunto), e fu rimaneggiato anche da vari altri costruttori. Molti giornalisti Americani comprarono in massa l'omologo prodotto Tandy Radio Shack "model 100", che ha avuto per molto tempo perfino un club che fungeva da supporto tecnico, best-effort, per tenere in funzione ad ogni costo le simpatiche bestioline. L'M-10 era ristilizzato (come solo noi italiani sappiamo fare, bisogna ammetterlo) e dotato di un comodo display orientabile, ma tutto li'. I soliti Americani rilanciarono, in tempi successivi, con il "Tandy Model 200", un evoluzione del Model 100 con uno schermo vero e non solo sbozzato, richiudibile sulla tastiera come su molti portatili di epoca successiva.

Olivetti M-20 e' l'articolo piu' facilmente reperibile presso un trovarobe teatrale e fa parte di una linea di prodotto che Olivetti chiamava "Linea 1" (L1). La sua principale funzione, infatti, e' quella di starsene li', non necessariamente acceso, a far finta di fare o poter fare qualcosa. I programmi sono introvabili (lo erano anche quando era nuovo, lo posso testimoniare), il sistema operativo e' tipico di quell'unica macchina ed e' altrettanto raro (risultato: il "ferro" da solo, magari ripescato da qualche soffitta, non e' tanto facile da rimettere in funzione). Fu l'ultimo timido tentativo di Olivetti di creare un'architettura elettronica originale, nato e morto mentre gli "IBM compatibili" gia' galoppavano verso il successo. La "Linea 1" comprendeva anche modelli di dimensioni maggiori chiamati M-30 e M-40, che oggi chiameremmo server e che erano pensati per fungere da elaboratori "centrali" con videoterminali sparsi un po' dovunque. Sono ancora piu' rari dell'M-20 e lo erano anche da nuovi, dato il particolare mercato cui si rivolgevano.

Olivetti M-24 e' stato il primo IBM-compatibile (clone, processore 8086) prodotto da Olivetti, e' stato il piu' famoso e veniva venduto, negli Stati Uniti, con un colore diverso (bianco anziche' grigio come da noi) e con il marchio AT&T PC-6300. Molti programmi di origine americana (es. il PC Tools per DOS) non conoscevano la denominazione italiana e identificavano come americane anche le nostre unita'. Il progetto era molto buono, tale che Olivetti, appunto, produceva alcuni tra i migliori "cloni" del mercato.
Ora pero', in tempi di economia globale (perche', prima che cos'era?), e' finalmente facile fare un ragionamento molto semplice: perche' molte aziende europee e/o statunitensi producono (in qualche caso, progettano anche; il caso del produttore di componenti musicali Behringer e' da manuale) in posti come la Cina? Semplice: perche' costa meno. Ebbene, negli anni Ottanta noi eravamo la Cina degli Americani: un posto comodo per ridurre i costi. Lo siamo stati a lungo a sufficienza per ricavarne dei vantaggi, fine della storia. Cio' non toglie che gli "emme" di Olivetti hanno avuto una quantita' di modelli e seguiti (M-28 alias AT&T PC-6300Plus, basato su processore 80286, e cosi' via) tale da "motorizzare" il parco informatico italiano ed europeo in maniera significativa (sto pensando soprattutto a uffici statali e altri posti dove non avevano paraocchi abbastanza grossi da pretendere ovunque il solo marchio IBM).

Olivetti Prodest PC 128 e' stato il tentativo, assai tardivo, di proporre un computer domestico (linea di prodotto "Prodest") di fascia bassa. L'unita' era interessante, ma non aveva quasi niente di italiano. Si trattava, infatti, del Thomson MO5, francese, ricolorato (grigio anziche' bianco come l'originale) e riadattato (tastiera, lingua del menu iniziale) per il nostro mercato. Programmi compatibili solo col cugino francese, naturalmente. Flop, ma era da prevedersi: il mercato italiano era gia' equamente e stabilmente spartito tra Commodore (oltretutto, quel cannone che era l'Amiga era gia' all'orizzonte: niente sarebbe piu' stato come prima) e Sinclair, con la galassia MSX a far sentire, ogni tanto, la propria flebile voce.

Olivetti Prodest PC 128 S, lanciato contemporaneamente al PC 128 e totalmente incompatibile sul fronte programmi, era un prodotto di costo maggiore. Anche questo non aveva quasi nulla di italiano. Si trattava dell'Acorn BBC Master, inglese, riadattato nei seguenti particolari:
  • colore diverso (grigio Olivetti, naturalmente)
  • tastiera (ovvio)
  • unita' a dischetti di tipo diverso (3 pollici e 1/2, cioe' piccole, anziche' 5 pollici e 1/4).
Era compatibile solo col cugino inglese, ultimo di una linea di prodotto abbastanza fortunata nel Regno Unito perche' supportata da un programma televisivo, della BBC appunto, che ne spiegava il funzionamento. Michael Caine era inquadrato nel film "Quarto Protocollo" mentre consultava una lista passeggeri da un BBC Master. In Italia, il meglio che il prodotto ebbe da offrire furono due spot televisivi assai artistici. In uno dei due, il doppiatore che presto' la voce a HAL-9000, in un gioco di citazione cinematografica, parla in prima persona, presentandosi come il prodotto stesso. Nell'altro, i creativi strizzano l'occhio al mondo degli hacker presentando un adolescente al computer, con una scritta ACCESSO NEGATO sullo schermo e un'aria di sfida nel volto. Fine della storia.

Olivetti Prodest PC-1 doveva competere con prodotti dello stesso nome di produttori diversi (Atari e Commodore) in un mercato dove le uniche alternative all'Amiga, al Macintosh e all'Atari ST erano i PC-compatibili di basso costo. Flop, ma solo per due ragioni:
  • e' arrivato troppo tardi (come gli altri due, del resto)
  • una versione dotata di disco fisso costava quanto un qualsiasi altro PC-compatibile.

Olivetti serie LSX: altro server, ma come lo intendiamo noi oggi: una macchina UNIX (debbo supporre, per continuare la partnership con AT&T, societa' autrice originale di questo sistema operativo). Lo era in un momento in cui UNIX era talmente frammentato in sottoversioni da non poter essere quasi nemmeno considerato un mercato. La RAI ne ha impiegato a lungo uno in Meteo 2. In tempi recenti, "Asbesto", uno dei gestori del MediaLab in Sicilia, una delle poche organizzazioni indipendenti dedite all'informatica di ogni tipo ed era, ne ha smontato uno ed ha trovato tanto di quel metallo da poterci costruire Goldrake. Il sito www.spot80.it tuttora conserva uno spot TV d'epoca, nel quale l'LSX era proposto alle PMI come calcolatore centrale (gestionale) espandibile. Flop o giu' di li', seppur con le migliori intenzioni.

Olivetti Envision: ovvero il PC "multimediale" per le case; ne possiedo tuttora uno e quindi so molto bene di che cosa parlo. Progetto originale Olivetti. Ricevette un premio per il design appena usci', ma il resto e' un po' un orrore. Quando l'avevo appena comprato, la tastiera a infrarossi con trackball integrata si mangiava sedicimila lire di pile ogni due settimane, con un uso normale; dovetti rimpiazzarla al piu' presto con una tastiera (grazie, Gianluca!) e un mouse col filo. La scheda audio integrata nella scheda madre (Oak Mozart, da inizializzare con un apposito driver per DOS, altrimenti nemmeno funzionava) aveva il bruttissimo vizio di incepparsi durante la riproduzione del suono (sotto Windows, perche' sotto Dos E ANCHE SOTTO LINUX funzionava bene) e di tornare a posto soltanto dopo un riavvio. La scheda video integrata nella scheda madre (Trident 9470, adattata per poter "uscire" anche via presa SCART, su televisori o monitor PAL) e' di quelle (poche) famosissime per aver fatto dannare l'anima agli utenti Linux, che erano costretti a sfruttare quel computer in sola modalita' testo, peraltro con prestazioni di tutto rispetto. L'interfaccia grafica semplificata "a cartone animato" Olitutor, per fortuna attiva solo a richiesta, poteva piacere soltanto a qualche bambino in eta' prescolare: peggio di quella, soltanto il prodotto "Microsoft BOB", famoso per essere uno dei flop piu' clamorosi del settore. Nondimento, il concetto di "PC Media Center" nasce con questa macchina e con questa interfaccia; forse un po' troppo in anticipo.

Olivetti M24 NEW con processore Pentium. Un clone come tutti gli altri; del perche' il nome fu grossolanamente sbagliato (e con esso tutta l'immagine dell'azienda) ho gia' parlato altrove in queste pagine. Inizio della fine.

Non si puo' evitare di chiedersi, una volta considerato tutto cio': fu vera sostanza oppure forma?
By rdo il Mar 24 Nov, 2009 15:07 CET

Sikurezza defaced?

Sikurezza.org e' un punto di riferimento per gli esperti italiani di sicurezza informatica. Entrando nella sua homepage dopo un'eternita', sono rimasto sorpreso.



Conoscendo il carattere anche giocoso di coloro che bazzicano i meandri piu' specializzati dell'informatica, verrebbe quasi da pensare ad uno scherzo poiche', a parte l'insolita "firma", le funzioni del sito appaiono regolari.
By rdo il Gio 28 Maggio, 2009 20:43 CET

Ancora sui bug di Ubuntu 9.04

Uno degli strumenti di noialtri pinguini per competere con Windows, da quando esiste Vista, e' costituito dalle gDesklets cioe' quelle microapplicazioni che siedono su un lato del desktop (il destro, per lo piu') per abbellire i portatili con schermo 16:9 e dar loro maggior significato. Ebbene, sulla piu' recente Ubuntu non funzionano. Il pacchetto e' preparato per Python 2.5 ma di serie c'e' Python 2.5. Non provate a tirare un link simbolico da un eseguibile all'altro in /usr/bin: non basta, ci ho gia' provato. Aspetteremo pazienti il rilascio di un nuovo pacchetto.
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