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Estratti casuali di memoria
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By rdo il Ven 31 Jul, 2009 17:50 CET

Eta Beta

In Inglese e' Eega Beeva, l'uomo (evolutosi in forma assai strana) incontrato da Topolino in una grotta e proveniente da un lontano futuro (cinquecento anni). Il suo nome completo e' Pittisborum Psercy Pystachi Pseter Psersimmon Plummer-Push. Parlando come fa, con una "p" davanti ad ogni parola (al contrario di certi linguaggi di programmazione, come il LISP, dove si aggiunge una "p" ad una parola per richiedere una risposta vera o falsa), non poteva che avere un nome cosi'. Nella traduzione italiana, curata a suo tempo presso Mondadori, il nome per esteso e' Pluigi Psalomone Pcalibano Psallustio Psemiramide. Vediamoli in fila:
  • Luigi e' un nome piuttosto comune qui da noi
  • Calibano era un mostro, schiavo di Prospero ne "La Tempesta" di William Shakespeare
  • Salomone era il re degli Ebrei famoso per la sua saggezza
  • Sallustio era uno scrittore latino e fu anche senatore
  • Semiramide era una regina che Dante colloca nell'Inferno: Virgilio gli dice, presentandola, che libito fe' licito in sua lege. Interessante l'accostamento di un nome femminile (e che nome!) tra i tanti, proseguendo un'usanza italiana che ha dato origine a tanti Ezio Maria e simili. L'usanza di aggiungere un nome femminile a uno maschile non risulta solo italiana, dato che uno dei personaggi piu' famosi del giallista britannico Richard Austin Freeman e' un investigatore-scienziato chiamato John Evelyn Thorndyke.
By rdo il Ven 31 Jul, 2009 17:18 CET

Il figlio della Pantera Rosa

Questa scena se la ricorda anche chi, come me, non ha mai visto il film: Benigni che fa l'imitazione di Tarzan, aggrappato maldestramente a una corda e gridando.
La battuta del film e' "LA NEBBIA AGLI IRTI COLLI PIOVIGGINANDO SALE..." ma il labiale (e il trailer, quando passo' in TV e nelle sale) dice "MA PORCA DI QUELLA PUTTANA LURIDA LADRA VIPERA...".
By rdo il Dom 26 Jul, 2009 15:08 CET

"Quando" siamo?

Tutti parlano del quarantennale della discesa sulla Luna. Giusto parlarne, sebbene anche qui sulla Terra ci siano fatti da celebrare opportunamente.
  • Il primo e' il quarantennale di Unix, che pure si consuma quest'anno. Con tutte le tecnologie esistenti e con la ormai continua rincorsa, a livello esplosivo, di maggiori prestazioni e innovazioni, puo' far sorridere pensare ad un sistema operativo per telescriventi (sono ancora chiamate teletype, abbreviate tty, le console virtuali dei vari Linux, BSD, Solaris). Eppure i Windows continuano a passare (includendo nel novero pazzeschi scivoloni chiamati Millenium Edition e Vista) e gli Unix rimangono, un po' dovunque il requisito numero uno sia la robustezza.
  • Sono, inoltre, passati quindici anni dai primi tentativi di scrivere un'alternativa open source al DOS, successivamente confluiti in quello che oggi viene chiamato progetto FreeDOS. Puo' valere la pena ripensare, per qualche momento, a come una fallita trattativa con Digital Research (IBM pensava al CP/M, il DOS era una soluzione di ripiego) abbia impresso una svolta epocale all'informatica personale.

By rdo il Gio 25 Jun, 2009 20:41 CET

Hot charts, again

Ancora musica che merita di essere ricordata perche' ha fatto la storia

Goodbye stranger - Supertramp
Sounds like a melody - Alphaville
Spacer - Sheila & Black Devotion
One night in Bangkok - Murray Head
Running man - Harold Faltermeyer
Le parc - Tangerine Dream
Black horse - KT Tunstall
Io amo - Fausto Leali
Under the ice - Topo & Roby

By rdo il Mar 09 Jun, 2009 21:34 CET

La porta si muove avanti e indietro

La battuta e' da un B-Movie di quelli potenti, un "Predator 2" ambientato in una giungla di cemento, dove viene usata per indicare che ci possono essere cambiamenti in una direzione come nella sua opposta. Niente di piu' vero se si pensa a quanto accaduto in pochi anni alle tecnologie PowerPC. Una volta fiore all'occhiello di Apple e della seconda generazione dei computer Macintosh, cio' che e' uscito dalla porta al momento del passaggio ai processori Intel e' rientrato dalla finestra, piu' silenziosamente. La console da videogiochi Xbox 360, infatti, e' basata su un processore a tre nuclei (core) basato proprio sul PowerPC. Se si pensa che la Xbox nacque come un "PC embedded da gioco" su architettura Intel, il cerchio si chiude.
By rdo il Dom 07 Jun, 2009 19:58 CET

ASCII Art

Risale ai tempi delle macchine da scrivere l'arte di creare disegni affiancando simboli. Con l'avvento dei personal computer si e' fatto di tutto; ma con la massificazione di Internet si e' arrivati all'incredibile.

telnet towel.blinkenlights.nl

E' il comando per mostrare una versione ASCII di Guerre Stellari (Episodio IV). Incompleta, purtroppo; ma cosa si puo' pretendere?
By rdo il Lun 04 Maggio, 2009 20:17 CET

L'ITALIA AGLI ITALIANI

Nulla di politico, naturalmente: solo un "cocktail" di varie ed eventuali, per la precisione alcune piccole tiratine d'orecchie a Hollywood.

Stasera ho per le mani il DVD di "Italian Job", cioe' il remake del classico con Michael Caine. La colonna sonora e' a dir poco impeccabile, anche e soprattutto nei titoli di testa; piacendomi la musica quanto mi piace, non posso che essere soddisfatto. Donald Sutherland sta vivendo una seconda giovinezza (bellissima, oltretutto: dov'e' che devo firmare?) e fa mostra di se' nei panni del gran maestro ladrone. Eppure c'e' qualcosa che stona, che suona veramente malissimo: e' negli italiani di Venezia, o meglio nel loro italiano. Buono dal punto di vista grammaticale (sebbene certe battute non siano affatto il modo in cui noi parliamo), ma l'accento e' assolutamente orrendo e si sente. Se, per l'edizione italiana, ci avessero fatto il favore di doppiarli, non sarebbe stata proprio una cattiva idea.

Purtroppo, non e' affatto la prima volta che Hollywood costruisce un'Italia fasulla; a volte, perfino nei nomi. E' poi vero che uno dei soggetti e dei personaggi piu' famosi e amati nel mondo, quello del tenente Colombo, nasce gia' un po' falso. Nell'edizione originale, infatti, si chiama Columbo. Se il latino e' Columbus, l'italiano deve per forza essere Columbo, con la "o" finale; no?

A volte, nemmeno il Latino si salva. Uno degli aneddoti piu' interessanti sulla saga di Star Trek, dove ci si e' spinti ad un livello di dettaglio tale da dover creare tutto un universo futuro, riguarda lo stemma dell'Accademia della Flotta Stellare, a San Francisco. E' un affare triangolare dal bordo rosso, con un disegno stilizzato del Golden Gate nel mezzo. Tutto bene, salvo che ci hanno voluto anche mettere un motto: qualcosa in Latino. La prima versione diceva "ex astra, scientia"; fu solo la pieta' di un professore a correggerli, cosi' ora il motto e' quello giusto: "ex astris, scientia".

By rdo il Sab 14 Mar, 2009 15:02 CET

Comparse digitali

Il boom dell'informatica personale avvenuto negli Anni Ottanta ha portato una piccola rivoluzione anche a Hollywood e dintorni. Dove prima il termine computer indicava, per lo scenografo di turno, enormi pannelli con spie lampeggianti e bobine di nastro in movimento, il grande e il piccolo schermo si sono popolati dei medesimi mostricciattoli finiti sulle scrivanie di molte persone, in qualche caso ben riconoscibili. In altri casi, vi sono state citazioni piu' o meno palesi delle tecnologie esistenti.

  • Ha fatto la storia in Wargames il primitivo personal, con vistosi interruttori e led rossi, dal quale un ragazzino svogliato e la sua amichetta ottengono, inconsapevolmente, l'accesso ad armamenti militari. Pur con il nome pietosamente coperto nel film, l'apparecchio e' di serie ed e' un IMSAI 8080. Oggi, naturalmente, quel particolare modello e' un pezzo da collezione. I terminali nell'ufficio tutto vetri di John McKittrick, nella ricostruzione hollywoodiana del NORAD, sono un famoso prodotto di una compagnia allora fortissima chiamata TeleVideo Systems.
  • Max Zorin e' l'antagonista di 007 in Bersaglio mobile. Sospettando qualcosa di storto, invita Bond nel proprio studio per parlare di cavalli. Utilizzando un terminale seminascosto sotto la scrivania, interroga la propria banca dati per scoprire con chi ha a che fare. Il terminale si presenta, durante la fase iniziale, con la stessa tecnologia alla base dei servizi Videotel/Prestel e Teletext: cioe' con un generatore di caratteri semigrafico identico a quello del Televideo RAI e dei servizi ad esso seguiti. Piu' tardi nel film, James Bond trovera' un'inaspettata alleata nella giovane e bella geologa Stacy Sutton. Il personal di Stacy, utilizzato per calcolare intensita' ed epicentro di alcune scosse di terremoto in California, e' un Apple 2c (//c per tutti coloro che chiamano il precedente modello Apple ][, in omaggio alla grafica originale studiata da Apple per etichettare i due modelli).
  • Il computer dei giovani Explorers, contattati in sogno da ragazzini alieni, e' anch'esso un Apple //c, mostrato nel film come alimentabile a batterie (ma non lo era il monitor con tradizionale tubo catodico; all'epoca Apple proponeva un piccolo e costoso, quindi rarissimo, monitor LCD).
  • Nel film Mai dire mai il cattivo Maximilian Largo spia la propria donna da un compartimento nascosto del suo yacht, zeppo di apparecchiature elettroniche di controllo. Affiancati uno all'altro ci sono anche alcuni computer italiani, gli Olivetti M20, oltretutto in numero non concorde ai monitor. Il modello, nonostante caratteristiche tecniche di buon rilievo, fu assai poco fortunato, in quanto all'epoca compatibile solo con se' stesso, quindi necessitante di hardware di supporto e software dedicati.
  • In Rotta verso la Terra, il quarto film della saga di Star Trek, l'ingegnere capo Montgomery Scott vive in modo scomodo la propria parte dell'avventura quando deve impiegare un computer nell'anno 1986. Dopo aver tentato invano di parlare ad un Apple Macintosh, su suggerimento del dottor McCoy tenta di impiegare il mouse, che non conosce, come un microfono, ovviamente senza successo. Infine si riduce ad usare la tastiera (celebre la battuta "La tastiera... pittoresco!") sulla quale realizza un piccolo miracolo. Al di la' della scenetta umoristica, c'e' tutta una storia dietro che la dice lunga su come stessero allora le cose. Pare, infatti, che la Paramount volesse inizialmente un Amiga (allora esisteva solo il 1000, ma era comunque un macchinone) per quella scena. Secondo le voci circolate a quell'epoca, sembra che la Commodore avesse risposto che, se la Paramount voleva uno dei loro computer, doveva comprarselo (il contestato Jack Tramiel, gia' uscito dalla compagnia che aveva fondato, non avrebbe saputo fare di piu'). Cosi', la Paramount fini' per rivolgersi alla Apple, che regalo' all'istante tre computer di modello diverso, in modo da poter scegliere quello piu' adatto.
  • Uno dei colpi di genio che hanno reso cosi' riuscito il film Robocop, a parte l'impiego delle sontuose musiche di Basil Poledouris e il satirico irrompere di demenziali spot televisivi, e' il massiccio impiego di inquadrature soggettive, nelle quali lo spettatore vive le avventure di Alex Murphy, in seguito semplicemente Robocop, con i suoi occhi. Come tanti computer, anche quello accoppiato al cervello del poliziotto ha una sequenza di avvio ben visibile. Tra le varie scritte che appaiono ci sono LOAD BIOS e COMMAND.COM. Il primo e' un riferimento ai sistemi che impiegavano il CP/M, computer a otto bit tecnicamente assai somiglianti tra loro, nei quali quello che oggi chiameremmo il BIOS non era residente in memoria ROM ma veniva caricato durante la fase iniziale. Il sistema operativo CP/M venne adattato, con differenti scopi ed alterne fortune, anche ad alcune macchine di classe superiore, inclusi i PC. Sui PC basati sul DOS (MS-DOS, PC-DOS, DR-DOS, OpenDOS, FreeDOS) il meccanismo del BIOS venne comunque esteso con file nascosti caricati all'avvio che, secondo la versione del sistema operativo, potevano chiamarsi ad esempio IBMBIO.COM, BIO.COM oppure IO.SYS. Invece COMMAND.COM era il nome del file contenente l'interprete dei comandi da tastiera, sopravvissuto fino a Windows ME compreso e rimpiazzato, su tutti i sistemi da Windows NT in avanti, dal CMD.EXE. In quanto componente ben identificabile, il COMMAND.COM veniva rimpiazzato, da parte degli utenti piu' esigenti, con programmi piu' potenti, come ad esempio il 4DOS (per DOS), il 4NT (per Windows NT) e il 4OS2 (per il sistema OS/2). Sui sistemi Unix era, in qualche caso, normale potersi scegliere la shell preferita tra alcune gia' installate a bordo; e fu ancora piu' normale in quanto tradizione continuata da Linux, fin dai tempi delle prime distribuzioni Slackware.
  • Il seguito, Robocop 2, non e' esente da altre citazioni dell'ambiente informatico. In particolare, nella fase in cui Robocop, dopo essere stato praticamente ricostruito, viene riprogrammato (assai male) da una sinistra psicologa, appare assai ben visibile una workstation Unix classica. Monitor enorme, assai piatta e larga, la macchina si presenta inequivocabilmente come una pizza box, cioe' una Sun o un sistema ispirato ad analoga architettura (una Intergraph, magari?). Durante il film, all'eroico cyborg viene opposto un modello successivo, di concezione radicalmente differente. Anche per tale esemplare si fa ampio utilizzo di inquadrature soggettive: pur non essendo mostrata la sequenza di avvio, i menu in alto e l'utilizzo di un font famoso con il nome Chicago lo classificano inequivocabilmente come basato su hardware/software Apple Macintosh. Differenza significativa: invece del logo con la mela, in alto a sinistra nel menu di sistema, che richiama quello dell'originale interfaccia grafica Finder, c'e' l'immagine stilizzata di un teschio.
  • Ha scopo meramente pubblicitario la presenza ne Il mondo non basta di un PC portatile utilizzato dalla ambigua antagonista di James Bond. Lo si vede giusto per il tempo necessario a mostrare la presenza a bordo del software di sistema Windows 2000.
  • Una produzione canadese che costituisce un possibile seguito ai tre originali film sul cyborg Robocop si intitola Prime Directives. Una delle innovazioni di questo seguito consiste in un sistema informatico chiamato S.A.I.N.T., ennesima variazione sul tema dei sistemi a rete neurale (Terminator 2) e massiccio parallelismo (Connection Machine, Intel Paragon). Lo scopo di S.A.I.N.T. e' l'automazione completa, intelligente e centralizzata di tutti i servizi cittadini, inclusi quelli domestici. I rack che fungono da prototipo all'erigendo sistema informatico sono sormontati da un monitor sul quale, riconoscibilissimo, un Commodore 64 fa scorrere numeri decimali a ripetizione. Gli scenografi non si sono nemmeno presi la briga di cambiare i colori, gli stessi con i quali il microcomputer piu' famoso del mondo si presenta all'accensione: bordo e testo blu chiaro, fondo blu scuro.
By rdo il Lun 19 Jan, 2009 20:21 CET

ESV

Nascevano, da un concorso indetto nel 1971 da un ente governativo statunitense, gli Experimental Safety Vehicle: esemplari unici o poco piu' che tali. Nonostante le spese, stellari perfino per i canoni odierni, che contraddistinsero l'esperienza dei costruttori americani, "pungolati" da un progetto parallelo promosso dal medesimo ente che aveva indetto il concorso, alcuni dei progetti piu' interessanti venivano dal Vecchio Continente, dove a volte si costruivano modelli di linea inedita.




La prima ESVW della Volkswagen (ce ne fu una seconda, su base Golf I) aveva un motore posteriore (allora era ancora un tratto distintivo di quella marca), a sogliola, dotato di iniezione elettronica. Le porte fanno pensare al riutilizzo di componentistica Audi o Passat, piu' precisamente a quella famiglia di progetti nati dall'Italdesign di Giugiaro. Nota interessante: questo prototipo gia' disponeva di una "presa diagnostica", una connessione elettrica non diversa, concettualmente, da quella regolarmente installata sulle automobili di serie degli ultimi dieci/quindici anni.


Non si puo' dire non sia una Renault, la BRV (Basic Research Vehicle). A guardarla, tuttavia, ci si rende conto che, di serie, rimane poco piu' che le ruote.




La Fiat propose la ESV 1500, la ESV 2000 (non e' la cilindrata, sono libbre di peso) e la ESV 2500. La prima appare "vestita" con lamierati Fiat 126 molto rimaneggiati, mentre la due volumi e la berlina a tre volumi appaiono stilisticamente originali. L'intera famiglia aveva, come unico scopo, non la sofisticazione tecnica ma la robustezza in caso di impatto, come si puo' notare dai vistosi paraurti ad assorbimento.


La Volvo VESC, al pari di altre produzioni europee, era assai vicina ad una "vera" vettura di serie, pur offrendo requisiti di tutto rispetto. Questo prototipo disponeva, tra le altre cose, dell'ABS, di un roll-bar integrato nella carrozzeria e di lava-tergifari. La Volvo, dopo l'esperienza del concorso nordamericano ESV, prosegui' in proprio le sperimentazioni sulla sicurezza, di cui in seguito fece la propia bandiera.
By rdo il Ven 09 Jan, 2009 21:50 CET

Talking heads

Teste parlanti, e' il nome di un gruppo musicale popolare negli anni Ottanta. Teste parlanti, ci appaiono quelle di alcuni personaggi mostrati su uno schermo televisivo. Qui una breve carrellata di alcuni fenomeni del soliloquio, personaggi diventati tali anche e soprattutto perche', se e' vero che -volendo- oggi possiamo tutti rendere pubblico il nostro pensiero, nel recente passato potevano farlo in pochi. Molto, molto pochi e, proprio per questo, molto ascoltati.

In Italia si sapeva poco o nulla, era venduto come un personaggio sintetico, il primo personaggio digitale, Max Headroom. Aveva un suo show musicale e chi, come me, lo seguiva solo attratto da quella novita' tecnica che era la computer graphics, attendeva il momento tra un videoclip e l'altro, nel quale Max si faceva la sua bella chiacchierata (in Inglese, con quel suo balbettare digitale era un inferno seguirlo). Una delle fogge in cui il personaggio (in realta' l'attore Matt Frewer con una maschera di gomma per renderne liscio, sintetico l'aspetto) si presentava era quella del telepredicatore, personaggio allora a noi sconosciuto. Si sa, da noi le mode americane arrivano sempre molto piu' tardi (basti pensare al fenomeno del rap). Max era un prodotto, girava benone nel mondo anglosassone e appena benino da noi, dove fu capito solo quando arrivarono gli episodi della serie televisiva.

Parlava da una finta sala controllo di una emittente radio degli anni Quaranta, dalla propria "Radio Londra" un Giuliano Ferrara allora novita' televisiva: l'uomo che diceva, fuori dai denti, quello che nessun altro aveva osato dire. Ne segui' le orme il professor Vittorio Sgarbi nei suoi "Sgarbi quotidiani", durati anche molto piu' a lungo e nei quali la politica cedeva ben volentieri spazio al grande amore dello studioso: l'arte. La Prima Repubblica, a veder bene, ha cominciato a finire non con le aule di tribunale ma con queste persone e, assieme a loro, con Gianfranco Funari, autonominatosi giornalaio per la volonta' di non farsi etichettare giornalista.
Par condicio impone -ed e' con piacere che si ottempera- di nominare almeno anche qualche personaggio che col centro-destra c'entra gia' di meno: ad esempio Sandro Curzi. Liberando i telegiornali da un falso pudore, ha portato l'editoriale, articolo della carta stampata, sul piccolo schermo, dimostrando che funziona. Ha avuto il proprio spazio, come Ferrara sul fronte politico opposto, anche un altro attento osservatore: Andrea Barbato. Seduto in poltrona, spediva una cartolina portando in televisione un altro format della carta stampata: la cosiddetta lettera aperta.

In Italia se ne sa relativamente poco, ma la BBC ha da molti anni una trasmissione TV dove si parla, con grande competenza, di motori: si chiama "Top Gear" ed a condurla e' uno specialista chiamato Jeremy Clarkson. Parla anche lui fuori dai denti, ovviamente della propria materia: circondato da Jaguar, Aston Martin e Bentley, il Clarkson si e' innamorato di una nostra sportiva, l'Alfa Romeo Brera, ormai lo sanno tutti. Chiamatelo scemo, se ci riuscite.
Fenomeno tipicamente italiano, invece, e' quell'Enrico Ghezzi noto per essere uno dei creatori della trasmissione BLOB. Trasmette a tarda notte, di soppiatto, quasi sottovoce, da Rai Tre, riciclando la propria stessa faccia per introdurre film rari e spiegarci, prima di mostrarceli, il loro contesto; oppure indirizzando l'attenzione dello spettatore verso qualcosa di interessante. Riciclando, si': poiche' ormai e' ben noto che quando la voce del Ghezzi dice una cosa la sua faccia, sullo schermo, magari sta dicendo altro. Qualcuno ha fatto allusioni sul fatto che dica proprio tutt'altro, che ci vada pure assai pesante. Non lo so, non ci sto dietro: sara' l'inveterata abitudine a guardar programmi stranieri doppiati ad avermi rovinato, ma non ci riesco. Qualche non udente puo' dare una mano e sottotitolarlo, il Ghezzi? Magari sarebbe interessante.

Il monologo in TV e' roba vecchia? No. Non ha importanza che Beppe Grillo non trasmetta piu' il Discorso all'umanita', un satirico contraltare al messaggio annuale del Presidente della Repubblica. Il monologo tira ancora parecchio: si', adesso, oggi, in questi anni qui. Te ne stai comodo e svogliato in un grande magazzino a frugare in un cestone di DVD a prezzo stracciato. Ne tiri fuori uno e decidi di comprarlo, d'istinto, solo per la curiosita': perche' in realta' non sei sicuro di aver capito davvero cosa c'e' dentro, ma sembra una ghiottoneria. Infatti lo e', I classici del mistero, una formidabile raccolta di prefazioni con le quali Carlo Lucarelli, esperto giallista, si arma di faccia tosta col preciso proposito di toglierci la sorpresa, di rovinarci la festa. Unico in carne e ossa in una scenografia surreale dove sembra di poterlo toccare, il cartone, Lucarelli ci smonta davanti alla faccia i piu' interessanti espedienti narrativi utilizzati dai grandi autori della letteratura e del cinema criminale. Tutto imperfetto, tutto perfetto. Troppo corto, troppo bello. Troppo vero, troppo nuovo. Anno Domini Noncescritto. L'ordine dei capitoli, riportato sulla copertina, e' pure sbagliato. La dicitura "Fox Crime", comunque, parla chiaro: erano davvero prefazioni ai film. Prima si mandava in onda (in un modo o nell'altro a pagamento, satellite o no ormai la tv "normale" e' la parente povera e ci rimane) lo smontaggio dell'opera e dopo il film, in un gioco teso a mantenere alta l'attenzione su grandi classici che alcuni, magari, conoscono pure molto bene per averli visti e rivisti. Solo che qui non ci sono i film, soltanto le prefazioni. Troppo belle lo stesso.
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