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Estratti casuali di memoria
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By rdo il Sab 21 Maggio, 2011 14:32 CET

Lex Cruanyes, corollario

L'Informatica e' una disciplina con una propria cultura assai sviluppata, quanto l'arte della musica o quella della navigazione in mare. Uno dei suoi aspetti meno noti, imparato dall'autore stesso e battezzato personalmente, e' una verita' consolidata.

Legge di Cruanyes: i software infrastrutturali fanno tutti schifo.

Purtroppo cio' non basta per descrivere completamente la situazione.

Corollario di Osborne: alcuni fanno MOLTO piu' schifo di altri.

By rdo il Sab 21 Maggio, 2011 14:28 CET

Lex Murphy, corollario

Se qualcosa puo' andare storta ci va: questa e' la legge di Murphy, che ha ispirato una quantita' di altri autori nel descrivere gil aspetti piu' fastidiosi del mondo. Un nuovo contributo nasce da un recente viaggio in auto.

Corollario di Osborne alla legge di Murphy
La ventosa del GPS si stacca dal parabrezza nel momento esatto in cui la coda del traffico ricomincia a muoversi. Il GPS stesso, rimbalzando dappertutto, si stacca dal proprio supporto e finisce in un angolo pericoloso o quasi inaccessibile dell'abitacolo.

Basteranno sei volte in un unico viaggio per confermarne la ripetibilita' sperimentale? :-)
By rdo il Dom 24 Apr, 2011 13:11 CET

Alphaville

E' il nome di un gruppo pop/rock degli anni Ottanta, ma la storia e' piu' lunga. Alphaville e' il nome di una citta'-stato in cui si svolge un'avventura dell'agente Lemmy Caution: un film francese del 1965. Programmata da un calcolatore centrale chiamato Alpha60, a sua volta programmato da un professore che e' stato allontanato da New York, Alphaville si sviluppa con una logica spietata che comprende l'impiego di qualsiasi persona al servizio dello Stato, fino alla morte, e l'annullamento dell'emozione, della poesia e della coscienza. La Bibbia di Alphaville e' un semplice dizionario nel quale le parole scompaiono di continuo per essere sostituite da nuovi concetti, come in un incubo orwelliano. Una normalita' costruita e' di sostegno ad un piano che persegue l'esistenza fine a se' stessa, e l'invasione di altre nazioni come potenziale misura preventiva.


"Gli abitanti di Alphaville non sono normali: sono il prodotto di un mutamento."



Questo, il gruppo pop/rock tedesco ha voluto incastonare nel proprio nome: il concetto delle persone come strumento, ricorrente nella storia umana e celebrato piu' volte anche nelle storie di fantasia, fino al capolavoro Neon Genesis Evangelion dove, oggetto di un piano dell'organizzazione segreta Seele, e' l'umanita' intera.

Non e' stata l'unica volta, comunque, in cui la musica ha fatto ricorso al cinema per recuperare nomi, rendere espliciti concetti e costruire identita'.

I Duran Duran prendono il nome da Duran, un personaggio della saga di Barbarella.

I Department S, un gruppo rock inglese, prendono il nome da una serie TV degli anni Sessanta, oggi quasi dimenticata: un "X-Files" ante litteram.
By rdo il Sab 12 Mar, 2011 15:03 CET

Quando "global"?

Si fa presto a fare i "no global", a riempirsi la bocca delle "cose di sinistra" e a dire che cosi' non va. Ragionare prende sempre un po' piu' di tempo.

L'economia, questa bestiaccia di cui da poco, forse, i popoli cominciano a intuire appieno la natura (ci hanno messo secoli con la politica, del resto), si muove con ritmi piu' lenti di quanto normalmente si e' inclini a credere. Esempi se ne trovano dappertutto, se si ha voglia di cercarli. L'autore di queste pagine, da buon appassionato di motori, ne ha qualcuno da citare.



La 500, quell'oggettino tanto grazioso (e caro), e' fabbricata in Polonia. Come pure la Nuova Panda, alias Fiat Gingo, alias progetto 169. Come pure la Cinquecento, la prima col nome scritto in lettere, e la compagna Seicento/600 che ne ha gradualmente preso il posto. Perche'? Semplice: prima di allora, in Polonia si fabbricava -e si e' andato avanti per un pezzo a fabbricare- la 126, fin dalla sua prima apparizione, nell'anno 1972. Da qualche anno, in Polonia c'e' addirittura una divertentissima "scena del tuning" in cui avvengono trasformazioni anche estreme delle piccole 126; auto che i polacchi sentono proprie (con ragione, per averci materialmente lavorato). http://www.youtube.com/watch?v=3yU8efsJzrs

Rampantismo della famiglia Agnelli? Semplice necessita' di contenere i costi? Quale che sia la ragione, non e' poi tanto strano venire a sapere che oggi il primo mercato della Fiat non e' l'Italia ma il Brasile, dove si e' progettata e costruita una nuova auto, semisconosciuta da noi, chiamata Uno. Eccola.

Eppure, sfogliando il volumetto "Tutte le auto del mondo 1985" edito da Domus (quelli di "Quattroruote", per intenderci), si viene a scoprire che la globalizzazione, forse, c'e' sempre stata; anche a opera di una azienda allora statale (IRI) che sorprende potesse avere ramificazioni tanto lontane.
  • Alfa Romeo, Sudafrica: vi si produceva quasi l'intera gamma dell'epoca, a volte con variazioni nei nomi (Export era l'Alfasud, Sprint era l'Alfasud Sprint, Alfa 159 l'Alfetta) e vi si assemblava, anche, la piccola Daihatsu Charade: quella col motore a tre cilindri che fini' anche nella Mini3 Innocenti.
  • Alfa Romeo, Brasile: nello stabilimento FNM (della Fiat) si produceva il modello 2300 TI. Stilisticamente, era un incrocio tra l'Alfetta e l'Alfa 6, privo della sofisticazione tecnica che si conosce di queste due vetture e tipico di quel mercato. Gli appassionati si riferiscono alla 2300 TI semplicemente come "Alfetta Brasile", ma l'unico legame di parentela era il marchio.
  • Alfa Romeo, Italia: nessuno si ricorda quasi piu' dell'Arna, joint-venture tra Nissan e Alfa Romeo, che vide la produzione a Napoli di una Nissan Cherry rimarchiata e riallestita, per coprire una fascia di mercato inferiore all'Alfa 33, che stava mandando in pensione l'Alfasud. Commercialmente, fu un disastro.

Negli stessi anni i giapponesi della Honda avviavano la partnership con Austin/Rover, con le serie 200 (Honda Civic/Ballade berlina a 4 porte) prima e poi con la serie 800 (Honda Accord) che sostitui' la storica serie SD1.

Matrimonio di convenienza fu quello tra Fiat/Lancia e Saab, che produsse come primo risultato la Delta di Giugiaro e poi, piu' riconoscibile, la 9000, basata sulla scocca e su parte dei lamierati della Lancia Thema (le porte erano praticamente identiche). A quei tempi, Saab non poteva permettersi di sostenere da sola la creazione di nuovi modelli, arrivando a rivendere la Delta con il nome Saab 600 ed a coprire ulteriormente la fascia bassa del proprio mercato interno con una rivisitazione della storica 99, ovvero la 90.



Forse basta questo per dire che la frittata era gia' fatta allora. No? Se non dovesse bastare, e' proprio il caso di buttare un occhio al film "Quinto potere" (Network) di Sydney Lumet del 1976, ed alla teoria dell'economia universale espressa dal presidente della rete, all'anchorman isterico e profetico, con toni altrettanto isterici e profetici. Vecchie lezioni ancora faticano ad essere recepite. Ancora una volta Hollywood si presenta come laboratorio di un futuro piu' reale del previsto.
By rdo il Lun 07 Feb, 2011 20:20 CET

Chiedi chi era Assange

Si parla spesso, ultimamente, di Julian Assange: e' il fondatore del sito web Wikileaks, sul quale si pubblicano il gossip della geo-politica e le indiscrezioni piu' pruriginose degli ambienti diplomatici, governativi, militari e dello spionaggio. Da alcuni e' osannato come un paladino della liberta' di cronaca; da altri e' additato come un personaggio pericoloso e destabilizzante. L'accusa di violenza sessuale appare, a molti, semplicemente poco credibile, se non addirittura fabbricata ad arte.

Pochi riescono a ricordare, tuttavia, un altro Julian Assange: quello di tanti anni fa era gia' un esperto di informatica anzi, in senso buono, un hacker: un esperto di sicurezza, autore di uno dei primi port scanner. Si tratta di programmi che permettono di esaminare un singolo computer o un'intera rete, allo scopo di individuare i servizi in funzione e, quindi, i possibili bersagli per attacchi informatici. Il suo programma si chiamava strobe e viene citato nel libro "Hacker! Tecniche di protezione dei sistemi", di McClure, Scambray e Kurtz, prima edizione italiana (ed. Apogeo), pagine 37-38. Assange era un personaggio un po' scomodo gia' allora, a quanto pare. Solo perche' piu' evoluto, divenne piu' popolare del suo programma un altro software, l'oggi onnipresente nmap (abbreviazione di Network MAPper).
By rdo il Lun 10 Jan, 2011 21:24 CET

"Noi siamo vivi!"

Rivedendo il film "Kyashan - la rinascita" non ho resistito alla tentazione di trascrivere qui il discorso del capo dei "cattivi", ovvero le prime parole da lui pronunciate una volta rinvenuto il castello da cui partira' la sua avanzata. Forse e' vero che si scrivono ancora testi di una grande potenza.


Noi siamo vivi!
Noi siamo qui, senza alcun dubbio, vivi.
Tuttavia, gli esseri umani, questo non hanno neanche provato a riconoscerlo.
In luogo di cio', affidandosi ai piu' inimmaginabili metodi brutali, hanno epurato le vite dei nostri consimili; proprio come per individui che loro potessero giudicare. Proprio come se loro potessero disporre di un tale diritto!
Si puo' discriminare sulla vita? Si puo' discriminare su un'idea di importanza assoluta quale il vivere? Si puo' discriminare sul peso delle parole che si cantano per esultare una sola comune vita? No.
Tutto questo non si puo' fare!
Tuttavia, l'umanita' ha posto noi tutti su di una bilancia invisibile agli occhi.
Se questa gli conferisce, al momento, quel diritto, allora potra' essere vero anche il contrario! Anche per noi sara' possibile disporre di quello stesso diritto.
Noi edificheremo qui il nostro regno, secondo quanto la nostra vita ci ordinera', camminando secondo la nostra volonta', come le nostre aspirazioni ci guideranno.
Noi, da qui, dandoci nome di Neoroidi quali nuovi dominatori della Terra, gli esseri umani, li stermineremo.


Cattiveria o no, fa comunque un effettone.
By rdo il Ven 10 Dec, 2010 22:15 CET

Trans Europe Express

Un nome, un treno, due riferimenti culturali.
  • Uno e' un film d'autore del 1967. Francese, naturalmente, visto che il cinema d'autore ha parlato a lungo quella lingua. Il cinema parla del proprio mestiere, in un bel "bianco e nero", grazie al fatto che a salire sul treno sono un regista, un produttore e la loro segretaria, armata di un grosso e pesante registratore a nastro. I tre stanno lavorando alla sceneggiatura di un nuovo film, incentrato sulle avventure di un corriere della droga: un film d'azione, con un anti-eroe solitario che se la deve vedere da una parte con la polizia e dall'altra con un capo di cui non puo' fidarsi. Durante la definizione iniziale della storia, l'attore Jean-Louis Trintignant prende posto, quasi irrompendo, nello stesso scompartimanto dei tre; poi va via, guardandosi intorno di traverso, come se fosse lui l'eroe della storia, braccato, in fuga. Lo riconoscono, dopo che se n'e' andato: si', lui potrebbe andar proprio bene come protagonista, e' un attore di grido. Il lavoro prosegue con ravvivato brio. Col volto di Trintignant, sullo schermo viene mostrata la storia, alternata alle sempre piu' ristrette fasi del dibattito sui particolari, sempre seguiti e raccolti al volo dalla meticolosa segretaria. Che fine ha fatto quella tal chiave? E il pacchetto che il "nostro" aveva sottobraccio? OK, se quella scena introduce una contraddizione la leviamo. La storia per il nuovo film arriva alla sua tragica conclusione, tutto e' compiuto. I tre protagonisti arrivano a destinazione, scendono dal treno e comprano il giornale. Nei titoli, scoprono che e' avvenuto un fatto di cronaca simile alla loro storia: meglio non impelagarsi, con le storie vere ci sono solo rogne. Poco prima della parola "Fine", anche Trintignant, arrivato alla propria stazione di destinazione, abbraccia una bella ragazza. Entrambi, nella storia immaginata dai tre, sono morti; ma il cinema e' finzione, e' tutto uno scherzo.
  • L'altro e' un disco di quelli da ricordare, un album di musica elettronica del 1977 degli avanguardisti Kraftwerk. Famoso per il brano che da' titolo all'intero disco, colpisce molto anche per la visione che i Kraftwerk danno di loro stessi, in un brano dello stesso album intitolato "Hall of mirrors".

Even the greatest stars dislike themselves in the looking glass.
[...]
The artist is living in the mirror with the echoes of himself.
Even the greatest stars live their lives in the looking glass.
[...]
Even the greatest stars fix their face in the looking glass.


L'autoritratto non e' tipico solo della pittura, ma anche di altre arti; sorprende soprattutto la frequenza con cui capita in musica. Pink Floyd, Elio e le Storie Tese, Annie Lennox, Daft Punk: un po' tutti, ma specialmente chi ha avuto successo nel proprio mestiere, ad un certo punto della propria carriera ha cercato di far mestiere addosso a se' stesso.
By rdo il Lun 06 Dec, 2010 22:54 CET

1+1=10

A volte anche gli ingegneri fanno qualcosa di simpatico. "1+1=10" e' come "1+1=2" ma in notazione binaria. Questa curiosa indicazione, l'ho vista su un catalogo di strumentazione, quello della Rohde & Schwartz del 2001-2002, a pagina 391. La fotografia mostrava un banco prove per compatibilita' elettromagnetica, cioe' un sistema di misura utilizzato dai costruttori di apparecchiature elettroniche per verificare che le emissioni radio siano basse e che la resistenza alle interferenze sia elevata; ovviamente, in conformita' agli standard in vigore. Uno dei moduli del complesso di apparecchiature, sotto mentite spoglie, e' un computer; ovvero, come usa dire in questi ambiti, un controllore di processo destinato unicamente a raccogliere, visualizzare, trasmettere e ricevere i dati delle misure. Tanto per distinguerlo completamente dalle apparecchiature per radiofrequenza, quelli della R&S, gia' avvezzi a incastonare PC nei loro sistemi (a volte con software inusitati come la release commerciale dell'interfaccia MGR, pagina 363 dello stesso catalogo) ci hanno scritto sopra, bene in grande, che quel pezzo della strumentazione ragiona in binario. Lo hanno fatto con il linguaggio, universale tra tecnici e scienziati, della matematica.
By rdo il Dom 21 Nov, 2010 21:10 CET

Donne calve?

In un racconto initolato "Una persona all'antica" ho piazzato, tra i tanti personaggi, una donna priva di capelli. Riconoscendovi una suggestione esterna, provo qui a cercare altri esempi, scoprendone nel cinema e nelle serie TV; soprattutto in storie surreali o di fantascienza.

  • ILIA (pronunciato aili'a) del pianeta Delta IV e' il tenente navigatore dell'Enterprise nel primo film su Star Trek. Verra' rimpiazzata, ad un certo punto, da un meccanismo creato a sua immagine e somiglianza; ma le memorie in esso fedelmente trascritte saranno comunque preziose nel confronto con una entita' sconosciuta e gigantesca. I Deltani sono tutti calvi, poiche' la specie e' stata ideata cosi'; ma la bellissima attrice Persis Khambatta (morta di cancro anni or sono; r.i.p.) non lo era e pretese da Gene Roddenberry una polizza di assicurazione che la risarcisse in caso di mancata ricrescita dei capelli. In suo onore ho deciso di avere una Deltana anche nelle storie dell'astronave Cleveland, in questo stesso sito web.
  • LUH3417 e' la compagna di stanza di THX1138 nell'orwelliano film di Kubrick "L'uomo che fuggi' dal futuro". Nella realta' distopica di questo film, tutti si rasano il capo, presumibilmente per ragioni igieniche. La societa' descritta in questo film si regge unicamente sui principi dell'economia, i sentimenti sono soppressi tramite droghe obbligatorie e gli ufficiali di polizia sono tutti robot. I titoli del film scorrono dall'alto verso il basso, cioe' alla rovescia: molto appropriato.
  • Eve Hammond (Natalie Portman) e' la protagonista femminile del film "V per Vendetta". All'inizio della sua prigionia e delle relative torture, le verranno rasati i capelli. Anche una volta liberata li terra' cosi', a conferma della propria trasformazione interiore.
  • Nella serie "Alien nation" e nel relativo film, i "neo-inseriti", alieni di un'astronave negriera naufragata sulla Terra, non hanno capelli ma macchie sulla cute del cranio. Il personaggio di "Cassandra" nel film ha un fascino comunque apprezzabile.
  • I Minbari, specie aliena nella serie TV "Babylon 5", hanno al posto dei capelli una vistosa escrescenza ossea che corre attorno alla testa e lascia scoperte la fronte e la sommita' del capo. L'ambasciatore di quel popolo a bordo della stazione spaziale Babylon 5 e' una donna, della casta religiosa, chiamata Delenn. Piu' volte, durante la serie, Delenn mostrera' di essere molto piu' di quanto sembra; dall'appartenenza (dichiarata segreta) ad un organo di governo chiamato Consiglio dei Grigi, fino alla scelta di rinchiudersi in una crisalide ed uscirne in forma umana (in entrambe le forme, l'attrice Mira Furlan e' veramente graziosa).
By rdo il Mar 23 Feb, 2010 18:13 CET

Citando Kubrick (3)

Poteva non essere un'impressione, il fatto che l'impronta lasciata da Stanley Kubrick nel cinema, una per tutte l'opera 2001 Odissea nello spazio, abbia avuto ripercussioni un po' dovunque. Infatti cosi' e' stato, perfino nella musica.



2001 - +0:52:30 - Il mezzo spaziale Discovery, gia' in piena navigazione nello spazio, viene presentato agli spettatori. Gli astronauti in veglia non dicono nulla, la musica (molto suggestiva nel descrivere la desolazione dello spazio) viene interrotta soltanto da un servizio speciale della BBC ritrasmesso a bordo. La stessa musica viene ripresa anche a +1:01:00. Ebbene, non sono mancate le citazioni.



ALIENS (ed. cinematografica) - +0:01:45 - La navicella di salvataggio dell'astronave "Nostromo" del primo "Alien", con a bordo il tenente Ellen Ripley e il gatto Jones, ancora fluttua silenziosa nello spazio. Con il salvataggio di Ripley comincia un'avventura che non finira' tanto meglio della precedente. La musica e' la stessa e viene ripresa anche a +2:08:54 al momento dei titoli di coda. Stavolta, oltre a Ripley stessa, i sopravvissuti sono la bambina Rebecca "Newt" ed i resti, ancora parzialmente funzionanti, dell'androide Bishop.



GIOCHI DI POTERE (titolo originale "Patriot Games") - Harrison Ford nei panni del "solito" Jack Ryan se la cava molto bene, pur non avendo la stessa apparente vulnerabilita' e impulsivita' trasmesse da Alec Baldwin (e dal suo doppiatore, il bravissimo e ormai pressoche' onnipresente Marco Mete). La desolazione, stavolta, non e' quella dello spazio esterno ma quella dell'animo umano, come testimoniato dal riutilizzo della stessa musica in +0:11:32, +0:55:27 e +1:25:24.
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