XXI secolo

Le assurdita' piu' interessanti di questo importante periodo storico - un posto come un altro per pontificare o divagare indisturbato
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By rdo il Dom 23 Oct, 2011 11:59 CET

Un altro addio

Marco Simoncelli e' morto oggi durante il Gran Premio di motociclismo di Sepang, in Malesia. Tutti, dal pubblico delle corse ai giornalisti, ai colleghi piloti, alle squadre, agli amici e parenti piu' stretti, perdono una persona cara e importante.
L'incidente e' stato terribile: il casco e' volato via, a testimonianza di uno strappo violentissimo; il corpo del centauro e' rimasto schiacciato sotto la sua stessa motocicletta, travolta nella caduta da altre due. Si tratta anche, purtroppo, dell'ennesima sfida lanciata dalla Morte agli ingegneri, da sempre impegnati a rendere piu' sicura una delle competizioni piu' pericolose che esistano.
Al di la' dei numerosi, strazianti replay, una immagine parla per tutte: quella di un altro corridore, seduto per terra con la testa bassa e costretto a non partecipare alla gara fin dall'inizio a causa di dolori alle costole. Facilissimo leggergli nella mente, perfino attraverso lo schermo televisivo: "potevo essere io".
Chi scrive qui, non potendo fare altro, offre un ultimo tributo ad un grande campione italiano riascoltando "Hill of the skull" di Joe Satriani.
By rdo il Dom 17 Jul, 2011 20:06 CET

Palle, palloni e imbrogli

E' insolito che Cremona, la bella addormentata d'Italia, faccia notizia; eppure l'inchiesta della Magistratura ha scoperchiato, mesi fa, il classico pentolone.
Una cosa e' certa: quelli dell'antidoping, stavolta, hanno cercato la roba sbagliata. Normalmente si "pompano" i giocatori per vincere, per dare loro una super-forza, una super-resistenza.
E' altrettanto sicuro che il doping alla camomilla se lo potevano inventare solo in una citta' come Cremona; la stessa dove appena qualche anno fa un gruppo di giovani si e' riunito per contestare, all'ambiente circostante, la mancanza di opportunita' e prospettive.
Bisogna, infine, ammettere che, perche' Cremona facesse notizia, ci voleva niente di meno che il calcio. Dopotutto, gli italiani pensano soltanto a quello: perfino ricordare Paolo Borsellino, e' notizia di questi giorni, diventa l'occasione per una partita commemorativa. Viene spontaneo domandarsi quanto c'entri l'assassinio di un magistrato coraggioso con il gioco del pallone. La risposta e' semplicissima: neanche un po'. Allora, perche'?
By rdo il Mer 25 Maggio, 2011 23:19 CET

Appunti di un venditore di donne

Giorgio Faletti, se qualcuno ancora non lo sapesse, si merita un'altra carrettata di lodi. Qui ce n'e' qualcuna, di quelle che i lettori scrivono quando si improvvisano critici letterari. Il "nuovo" (e' uscito da un pezzo) romanzo e' raccontato in prima persona. E' soprattutto per l'efficacia della prosa di questo autore che le battute del protagonista, ed il commento che gli gira attorno, sembrano pronunciati, parola per parola, dalla viva voce del Faletti, che molti conoscono bene da una lunga carriera di comico cabarettista. Per inciso, il Faletti attore bisogna vederlo in "Cemento Armato": li' fa gelare il sangue nelle vene, a eterna dimostrazione del fatto che un attore comico puo' interpretare qualsiasi altro ruolo e sfondare (da Whoopi Goldberg ad Abatantuono, gli esempi eccellenti fanno la fila).
Il teatro delle vicende del romanzo e' un posto enorme con un nome ben preciso ed un odore piu' o meno nel mezzo tra lo smog, la lacca per capelli e la carta stampata. E' la Milano degli anni Settanta: una Milano che puo' essere raccontata (ma quasi mai cosi' bene) soltanto da qualcuno che l'ha vista e vissuta in prima persona. La storia intreccia realta' e fantasia in una maniera impeccabile, con un'abbondanza di particolari che toglie quasi importanza ad una storia interessantissima ma palesemente costruita a tavolino, riconoscibile come il progetto di un orologio meccanico. Forse, pero', anche questo libro e' come un problema di enigmistica: qualcosa espressamente creato per concedere al lettore il gusto di giungere alla soluzione. Come tutte le storie, anche questa probabilmente si puo' smontare per ritrovarci un'infinita' di elementi gia' ben noti, ma mai combinati prima in quell'identico modo: per gli appassionati di fantascienza, Star Trek e' una saga dove si trovano fianco a fianco un cieco che vede meglio di tante persone normali (Geordi LaForge) e un uomo che non puo' permettersi di amare (l'androide Data). Sempre per gli appassionati di fantascienza, Guerre Stellari e' la storia di un padre e un figlio separati per un lungo tempo e destinati a scontrarsi (Anakin/Darth Vader e Luke Skywalker). Si potrebbe andare avanti per un pezzo: per gli appassionati di motori, una Mini rimane per un pezzo soltanto una Mini, ma in una descrizione sommaria di un testimone oculare si rivela finalmente essere, con ogni probabilita', una Mini "Bertone", cioe' una Mini Innocenti (tipi 90 e 120) e non una Mini "Issigonis", cioe' una Mini "Leyland" come tante ne hanno fatte a Lambrate (ma anche in Spagna, tra l'altro).
Rimane fuori dall'interminabile elenco degli indizi un unico tassello: il segreto di uno scrittore che non sembra conoscere il momento di "calo" o di stanchezza di molti autori affermati ma risulta, invece, ogni volta sempre piu' bravo; anzi bravissimo. Ancora grazie, rinnovando il desiderio di una prossima volta.
By rdo il Sab 21 Maggio, 2011 14:07 CET

Internet in pericolo?

Internet e' assediata come non mai. Da una parte i politici di troppe nazioni fanno scrivere, alle proprie commissioni, leggi pensate unicamente per tutelare interessi e poteri economici gia' troppo forti. Dall'altra, non e' che il cittadino-elettore si comporti tanto meglio. Alzi la mano chiunque non abbia ancora ricevuto in e-mail (o, peggio, trasmesso) il passaparola di propaganda dell'amico, del collega, del vicino di casa, dell'appassionato di qualche sottocultura artistica o tecnica che poco o nulla ha a che fare con la politica.

Nel ricercare perche' e quanto cio' finisca, alla lunga, per essere deleterio, bisogna analizzare la natura stessa della politica. A dispetto dell'importanza della materia e delle sue ripercussioni sulla vita di ciascuno, la politica (da noi che siamo in democrazia; altrove e' diverso) si basa su basi, per quanto sacrosante, assai frivole: le opinioni.
L'esercizio del potere politico da parte del cittadino e', di fatto, una grossa scommessa sulla possibilita' di un candidato o (piu' facilmente, da noi) di una organizzazione di combinare qualcosa di "buono". Gli obiettivi, se sommiamo quelli nella testa di ciascuno di noi, si perdono per forza di cose nel concetto stesso di bonta', cioe' in una nebbia indefinita con pochi punti abbastanza fermi. Per tutto cio', c'e' stato, c'e' e -purtroppo- forse ci sara' ancora qualcuno capace di fare del male e di uccidere.

Questo succede anche altrove? Proprio perche' siamo in Italia, cominciamo con il calcio. Teste rotte, accoltellamenti, spranghe di ferro e il resto del campionario della violenza gratuita ha trovato una palestra perfetta negli stadi italiani, presidiati da forze dell'ordine addestrate e attrezzate non tanto per prevenire lo scontro fisico (a quello dovrebbero provvedere scuole e famiglie) quanto per resistere ad esso e limitare i danni quanto possibile senza lasciarci personalmente la pelle. Alcuni anni fa si e' presentata, per alcuni in forma di uno spettro orrendo, la possibilita' che non si giocasse il campionato di calcio di serie A. Nonostante simpatie anche calcistiche, a quei tempi "tifavo" per il fermo, possibilmente per piu' di un anno di fila. Un po', lo facevo per limitare i danni e un po' nella speranza che ci si occupasse di questioni piu' serie. I soliti sempre pronti a pensar male diranno, a questo punto, che non lo si voleva; e forse avranno anche ragione.

C'e' violenza gratuita anche altrove? Naturalmente. C'e' una vecchia barzelletta sulla citta' di Belfast: se uno ti ferma per strada e ti chiede di che religione sei, la risposta che puo' salvarti la vita e' "buddista". Questo e' quel che si fa tra Cristiani, parola che in molti contesti locali, uno per tutti il dialetto friulano, spesso significa anche "persone, gente civile". Quello che succede tra religioni diverse e' scritto nei libri di storia, alla voce "crociate" e -se qualcuno ancora non lo sapesse- non e' mai stata una bruttura soltanto cristiana: tra le vittime illustri, anche il pensiero e l'arte di un'infinita' di persone dell'antichita', conservato nella perduta biblioteca di Alessandria d'Egitto.

C'e' violenza gratuita anche altrove? Certamente: dato che nelle culture umane piu' progredite una delle prime cose a esser messe in discussione e' il modo di vivere la sessualita', il presente e' afflitto dagli stessi problemi dell'antichita' (che, nonostante le vesti strappate dei pii custodi della morale, non sono quasi mai i comportamenti di chi si sente o si dichiara diverso). Da una parte ci sono autentiche "carnevalate" di pessimo gusto conclamato, come il Gay Pride. Dall'altra, purtroppo, ci sono comportamenti che, partendo dalla "semplice" discriminazione, sfociano nella violenza vera e propria, di cui le cronache riportano puntualmente morti e feriti.

Questo e' quel che accade nel mondo reale. In quell'universo parallelo e complementare che la rete globale di comunicazioni sta sempre piu' diventando, il problema di separare diverse "tifoserie" e' stato affrontato piu' volte -e con successo- dai gestori di spazi comuni creando un posto per ogni cosa e per ogni idea. A volte perfino il crimine, nelle sue molteplici forme, ha creato un proprio spazio nella Rete; cosa che e' stata ripetutamente e indebitamente strumentalizzata allo scopo di nascondere l'obsolescenza di altri mezzi di comunicazione e l'ignoranza (o l'inadeguatezza mascherata da perbenismo) dei politici. Rimane, forse, ancora insufficiente la tutela degli spazi privati dell'individuo, che nel mondo reale e' un fatto scontato e che in Internet viene messa a dura prova, per esempio, da ogni forma di spam.

Da cittadini digitali, "abbiamo" un po' tutti protestato contro indebite interferenze; questa e' una delle forme piu' chiare e incontrovertibili. http://www.youtube.com/watch?v=QgMOSB5yg_4
Adesso che il potere forte stiamo (forse) diventando noi, va messa in maggior conto la responsabilita' di non ripetere o peggiorare proprio i comportamenti che detestiamo in chi non la pensa come noi. E' ora di pensarci seriamente e di dire una volta per tutte ABBASSO IL FANATISMO E LA PROPAGANDA. In una Italia dove ormai il discorso politico si e' concentrato, senza distinzioni di sorta, sulla distruzione dell'avversario piuttosto che su proposte concrete e di progresso, ce n'e' un bisogno sempre piu' grande.
By rdo il Sab 09 Apr, 2011 13:52 CET

History repeating

Questo intervento prende il proprio titolo da una canzone interpretata dalla dama Shirley Bassey, ottimamente riarrangiata dai Propellerheads.

All'inizio sembrava una operazione ridicola, quasi patetica, la promessa di un'azienda chiamata Commodore USA di resuscitare l'epoca degli otto bit, dei pionieri dell'informatica personale, dei primi arrivati in un cyberspazio deserto e ricco di opportunita' come il Far West. No.
Questo mese ha aperto il negozio online di http://www.commodoreusa.net, con due modelli gia' disponibili e uno, quello stilisticamente piu' interessante, annunciato per i prossimi mesi. Sono tutti basati sull'architettura dei PC semplicemente perche' oggi, un po' per tutti, perfino per Apple, e' difficile rimanere slegati da una piattaforma mantenuta piu' per tradizione e convenienza che per la mancanza di alternative tecnicamente superiori. Dove ci sono state, infatti, queste sono rimaste schiacciate dalle leggi di mercato; tra esse la stessa Commodore, altrimenti in grado di far evolvere i propri Amiga, molto competitivi quando c'erano.
Che senso ha offrire, oggi, qualcosa che e' un Commodore di nome (o, al piu', nell'aspetto come ci si propone di fare) e un PC di fatto, per di piu' basato sulla tecnologia dei portatili, quindi con prestazioni piu' limitate?
Probablimente, la risposta sta soprattutto nella cross-franchise con Disney: si e' prodotta una pubblicita' che contiene spezzoni del seguito di "Tron" del 1980, ovvero di "Tron legacy". I due prodotti, in effetti, hanno esattamente lo stesso pubblico. Pur rivolgendosi ad una platea di giovanissimi, per far conoscere loro un passato interessante ed arricchirlo, il pubblico vero e proprio e' composto principalmente da ex ragazzini nerd, oggi attorno ai quaranta; ovvero a persone che sono disposte a spendere per arricchire un campionario forse gia' ricco di souvenir; o semplicemente per aggiudicarsene uno soltanto ma "importante".
A chi non lo fa, probabilmente rimane solo un rimpianto in piu'. Dopotutto, ogni cosa costa: anche il buonsenso.

Nel frattempo, a corto di idee, Hollywood si rimette a scartabellare tra i fumetti e produce un film su un supereroe "minore", Thor. Si', proprio lui: quello col martellone, mutuato dalla mitologia nordica.
By rdo il Sab 02 Apr, 2011 14:43 CET

Piu' potere di quello che sembra





Si vuole partire, in questo intervento, da quell'atteggiamento, appassionato quanto esecrabile, che vede protagoniste alcune (numerose, anzi sempre troppe) persone col cervello riducibile ad una lavagna: da una parte la scritta BUONI, dall'altra la scritta CATTIVI ed una bella riga a dividere le due meta'.

Puzza di Prima Repubblica l'applicazione di idee tanto semplicistiche in politica. La gattopardesca attitudine del nostro popolo, infatti, e' arrivata a cambiare tutto per non cambiare (quasi) niente, lasciando l'importantissimo compito di scegliere la guida del Paese, al momento del voto, ad organi diversi dal cervello e meno qualificati a svolgerne i compiti. Non si spiega altrimenti, infatti, la vergognosa goduria che molti sostenitori di entrambe le principali parti politiche provano assistendo alle sconfitte o alle cadute di stile degli avversari di chi stanno sostenendo; ovviamente accompagnando il tutto con la massima indulgenza nei confronti dei "propri" rappresentanti. Dimenticano, queste persone, che non si tratta di una competizione sportiva e che, in ogni caso, ad ognuno di questi episodi perdiamo tutti. Che si tratti o meno del governo in carica, non fa alcuna differenza: il Parlamento, aristocrazia sovrana della nostra Repubblica, dovrebbe essere ambiente dove si esprime il meglio dell'Italia. Difficile trattenere un "alla faccia", soppesando, per i nudi fatti e non per le simpatie, una quindicina d'anni di politica "made in Italy". Difficile anche non domandarsi se si stava meglio quando si stava peggio.

Cio' di cui si sente piu' facilmente la mancanza, della Prima Repubblica, e' soprattutto quella dignita' istituzionale, di cui risultano investiti gli eletti (in un lontano passato, al limite dello snobismo plateale) e che non si curano nemmeno piu' di conservare intatta. Il decoro, dopotutto, e' soltanto l'ultima di una lunga serie di mancanze che lasciano l'amaro in bocca alla maggioranza ex-silenziosa (ormai mugugnante) di quegli elettori privi di una passione accecante, ormai profondamente delusi da entrambe le parti visto che la tanto sospirata alternanza c'e' gia' stata piu' volte e che ne abbiamo goduto(?) tutti i frutti.



Forse, tuttavia, il tanto cercato e mai trovato "terzo polo", dopotutto, esiste gia'; proprio come sembra esistere un'arma, potentissima e legittima quanto raramente usata, per combattere questo preciso stato di cose. Se, infatti, tutti gli Italiani che, finora, hanno votato da entrambe le parti con il naso turato, si decidessero a infilare una bella scheda nulla (no, non bianca per sicurezza) nell'urna delle elezioni politiche, li conteremmo. Sicuramente sarebbero almeno qualche milione: accetterei volentieri la scommessa del classico caffe', con un qualsiasi direttore di un nostro quotidiano. Altrettanto sicuramente, il segnale arriverebbe chiaro una volta per tutte ai partiti politici: piantatela di fare tutto questo casino e cominciate a fare seriamente il vostro lavoro, che e' poi quello di fare gli interessi della nazione; tutta e non solo la vostra fetta di clientele fanatici elettori. Solo dolci sogni, purtroppo.
By rdo il Sab 19 Mar, 2011 13:52 CET

Il dilemma della guerra

Forse bisognera' rassegnarsi al fatto che, al problema della violenza pura, una soluzione razionale e soddisfacente ancora non c'e' e basta. Finora nessuno ha trovato di meglio che combattere il fuoco con il fuoco; chi turandosi il naso, chi fregandosi le mani.

In questi giorni si parla di muovere guerra contro Gheddafi. Non che non ce ne sia la ragione: proprio come nel caso di Saddam Hussein -e tutti sappiamo la fine che ha fatto- Gheddafi e' arrivato a far bombardare il suo stesso popolo, semplicemente per consolidare un potere che manca sempre piu' di consenso. Qualcuno dice che dietro un'azione del genere ci possono essere interessi molto forti ed estranei alla Libia: probabilmente e' anche vero.
  • Al Qaida avrebbe i suoi bravi vantaggi nell'imporre il proprio stile di vita in un punto tanto strategico del Nordafrica. Lo stesso si potrebbe dire di piu' parti del mondo arabo, se non avessero gia' a che fare con il proprio, di dissenso interno. Non essendo una nazione in senso stretto e procedendo praticamente fuori da ogni regola, Al Qaida e' senz'altro la carta matta nello scacchiere; visto e considerato anche quel che e' gia' riuscita a fare agli Stati Uniti, all'Inghilterra e alla Spagna. Per noi occidentali, questo significa semplicemente pericolo, vista l'intolleranza tipica di tale organizzazione. Gheddafi stesso li teme, in quanto il suo potere ha un fondamento militare, piu' laico che religioso nonostante le lezioni di cultura coranica impartite anche nella nostra terra.
  • Motivazioni altrettanto ideologiche di quelle degli estremisti islamici (o forse anche di piu', visto il legittimo dubbio che noi, Vecchio Continente, nutriamo per i vertici di una qualsiasi piramide) sono quelle della Francia, che nella propria stessa storia riconosce il diritto dei popoli di ribellarsi ai propri governanti. Salvo, piu' volte nel passato, confondere un movimento popolare con l'azione armata di pochi, priva di consenso (e di legittimazione, quindi) piu' o meno quanto quella di Gheddafi.
  • La ragione che, negli scorsi decenni, ha spinto parte del mondo occidentale a fare affari con l'ennesimo dittatore, sempre con la vana speranza che sia l'ultimo, sta soprattutto nelle materie prime della Libia, necessarie ad una qualunque economia avanzata. La necessita' e' una molla potente e non va sottovalutata. A tutto questo si va ad aggiungere, ora, una emergenza profughi piu' pressante che nel passato: una emorragia di persone che non riusciamo piu' a sostenere (come se ci fossimo riusciti tanto bene finora).
  • Infine, bisogna considerare la natura della macchina bellica degli Stati Uniti, costantemente impegnata a livello globale, in un modo o nell'altro. L'indotto economico da essa creato e sfruttato non e' cosa che si possa pensare di spegnere all'improvviso (chi l'ha voluto, John F. Kennedy, non ha avuto vita sufficiente per realizzare i propri propositi; molti credono sia stato ucciso proprio per quello che voleva).

Nei fatti, la situazione corrente e' questa; non e' particolarmente semplice indovinare che cosa succedera'. L'ideale sarebbe che Gheddafi lasciasse il potere e cedesse il passo ad un regime democratico (obiettivo che l'Iraq stesso, "liberato" da Saddam Hussein, persegue con gran fatica). Purtroppo, di tante opzioni, la migliore sembra anche la meno probabile. La piu' probabile, per i motivi espressi sopra, e' che piu' soggetti assieme cancelleranno la Libia "di Gheddafi"; salvo poi litigare per spartirsene le spoglie. E' gia' stato sangue, probabilmente lo sara' ancora. Ancora una volta, che peccato.


Aggiornamento: L'ottimismo gioca brutti scherzi. Gli alleati hanno cominciato a litigare prima ancora di assicurarsi di aver vinto. Forse l'assenza di Berlusconi alla Camera mentre veniva votata la partecipazione alle operazioni militari e' solo una misura di sicurezza. Per continuare ad assicurarci le forniture di petrolio e gas, nel caso Gheddafi riesca a riprendersi la Libia, dopotutto, ci vuole un interlocutore che il "colonnello" possa ancora riconoscere come suo amico. Non sarebbe poi tanto strano: e' tipico della politica (e di parecchie altre materie) percorrere una strada e la sua opposta, per uscirne vincenti ad ogni costo.


By rdo il Ven 18 Mar, 2011 18:23 CET

Meteore e non

La tecnologia della televisione digitale terrestre non smette di stupire, soprattutto per il gran movimento di canali che vanno e vengono.



Non sempre sono buone notizie. E' di questi giorni proprio la notizia della chiusura di uno dei nuovi network, annunciata da questo comunicato, trasmesso nel classico "cartello" statico a pieno schermo.


Dahlia TV e il suo team sono spiacenti di comunicare che, nonostante tutto l'impegno profuso in questi mesi per offrire il miglior servizio e ricambiare la fiducia accordata dai propri Clienti, si trovano costretti a interrompere le trasmissioni.

Ringraziamo e ci scusiamo con tutti i Clienti e gli appassionati che ci hanno scelto e seguito fino a oggi.


L'emittente tentava di offrire, per chi non lo sapesse, un bouquet di programmi a trecentosessanta gradi, ineguagliabile perfino da parte del gruppo Telecom (La7/MTV). Qualcuno si ricorda, a proposito, di QOOB, questo esperimento pionieristico di televisione senza anchormen e anchorwomen, con solo i contenuti, anche degli spettatori, trasmessi a ciclo continuo? Il canale, nato in analogico e poi migrato un po' dovunque, incluso uno stream Internet, ha chiuso il 31 Ottobre 2010. Il suo server web (www.qoob.tv) gli sopravvive, ma rifiuta l'accesso.


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Open IIS Help, which is accessible in IIS Manager (inetmgr), and search for topics titled About Security, Limiting Access by IP Address, IP Address Access Restrictions, and About Custom Error Messages.


Peccato, punto e basta.



Nel frattempo Neko TV sta nascendo, per iniziativa di Ciro Sapone: e' il primo canale di animazione giapponese annunciato nella zona di chi scrive. Il nome, si legge online, e' preso dall'"Imaneki Neko", figura tradizionale giapponese di un "gatto ben augurante". Le prime trasmissioni sono state funestate da problemi di codifica all'origine, tale per cui (non si sa se su tutti i decoder, sui Tecsoft sicuramente) si perdeva l'audio e il video "sfarfallava" in stile Max Headroom.
Quasi contemporaneamente al lancio di NekoTV, il gruppo Telestar ha fatto partire Anime Gold, altro canale di cartoni animati (bellissima la musica del promo, a proposito) che per adesso trasmette soprattutto materiale veramente vecchio (anche NekoTV, a dire il vero). Buona l'intenzione, quindi, ma i titoli di vera avanguardia, tanto apprezzati nella produzione attuale, latitano. Per la cronaca, Anime Gold ha preso improvvisamente il posto di quello che avrebbe dovuto essere Code, un canale dedicato all'investigazione e all'azione, il cui promo e' stato trasmesso in continuazione per settimane intere.



Cio' di cui proprio NON si sentiva la mancanza erano altri canali dedicati alle televendite, che continuano a proliferare come ratti. In principio era Mediashopping (oggi chiamato ME per lanciare uno slogan-tormentone "by ME"); adesso ci sono anche QVC e Channel24. Inoltre, varie TV locali stanno attivando canali appositi sulle proprie frequenze, come se non fossero gia' abbastanza sature di questo tipo di offerta sui propri canali "istituzionali". Si potra' dire "che palle" in Internet? ;-) Paradossalmente, il gruppo ReteCapri (che ci si aspetterebbe essere qualcosa di piu' limitato dei grandi network) si sta comportando in maniera molto piu' professionale di tanti altri soggetti, alternando sul suo "Capri Store" una programmazione piu' generalista a quella esclusivamente commerciale.
By rdo il Sab 12 Mar, 2011 13:09 CET

Un altro disastro

Il Giappone, questa nazione organizzata e determinata che si e' fermata soltanto davanti alle bombe atomiche, tenta con grande fatica e profondo dolore di risollevare la testa dopo essere stata colpita duramente dalle forze della natura.
Mentre tutto questo accade, in Italia c'e' chi prova sollievo per il fatto che nostri connazionali non risultino tra le vittime o i dispersi. E' certamente una buona notizia per chi ha parenti o amici la'; ma nulla toglie alla gravita' del fatto e alle ingenti perdite, soprattutto a quelle umane.
I giornalisti, facendo nient'altro che il proprio dovere, raccolgono e presentano tutto il possibile sull'evento: da una strada sprofondata di tre metri ad un intero treno inghiottito dalle acque con tutti i passeggeri, ai danni al sistema di raffreddamento di un reattore nucleare; fino allo spostamento dell'asse di rotazione terrestre, gia' calcolato dagli esperti in una decina di centimetri.

Se qualcosa di altrettanto grave avesse colpito, da parte a parte come e' successo a loro, la nostra nazione, che cosa avrebbero riferito loro su di noi?

Si sarebbe certamente parlato di aiuti internazionali, richiesti e prontamente ottenuti nonostante i danni certi anche ad altre nazioni, dovuti alla vicinanza. Si sarebbe detto che la nostra economia, gia' duramente provata dalla crisi e da altre locali catastrofi, sarebbe finita completamente in ginocchio. Si sarebbe, probabilmente, detto che le tanto vantate quanto rare costruzioni antisismiche avrebbero resistito solo in parte e che inchieste della Magistratura gia' starebbero tentando di farsi strada nel caos, per accertare responsabilita' penali. Quel che mi preoccupa di piu' e' che, se avessimo avuto reattori nucleari gia' in funzione, si sarebbe anche detto che qualcuno non avrebbe fatto il proprio dovere, che alcune firme sarebbero state comprate, che i danni sarebbero stati ben maggiori di quanto effettivamente accaduto in Giappone. Si sarebbe anche detto tutto cio' che ne consegue, in termini di vittime e di danni. Solo alla fine, probabilmente, si sarebbe reso pubblico quanti giapponesi sarebbero rimasti coinvolti nella catastrofe, nonostante un tempestivo intervento delle ambasciate a supporto delle famiglie e di chi si fosse trovato nella nostra nazione.

Dopo aver pensato a tutto questo, oggi mi sento piu' giapponese che italiano; ancora una volta. Sayonara.


Aggiornamento: in sei giorni, loro hanno rimesso in sesto ottocento chilometri di autostrada devastata dal sisma. A noi non basterebbero sei anni.


By rdo il Sab 05 Mar, 2011 18:05 CET

Pluralismo o lottizzazione?

C'era una volta la RAI: sola, unica, incontrastabile televisione italiana in grado di trasmettere all'intera nazione. Il Primo Canale "apparteneva" ai Democristiani, il Secondo ai Socialisti; il Terzo, chi l'ha visto nascere lo sa, ai Comunisti, tanto per dar loro un contentino. Punto.
Onestamente, pensavo che ci sarebbe stato maggior pluralismo vedendo per prima cosa i timidi esperimenti di telegiornale della Fininvest: contenevano alcuni editoriali di Guglielmo Zucconi da pochi minuti, che passavano di Sabato pomeriggio, prima o forse dopo un settimanale sportivo di mezz'ora.
Il panorama di adesso e' difficile da commentare. La ragione e' che in Italia c'e' veramente troppa politica; anzi, c'e' una lottizzazione indiscriminata che va ben oltre la politica e che fa sembrare acqua fresca la storia passata, gia' anomala di suo. A spiegarci la differenza con altre nazioni, tra i tanti che l'hanno fatto in varie occasioni, ci ha pensato un commentatore estero, Dom Serafini del TVN Media Group, dalle pagine del mensile "Pubblicita' Italia" n.21 dell'Ottobre 2010 (pagina 78). Abituato alla realta' americana, ci spiega che nel mondo anglosassone, per esempio, la stampa...


"Solo quella legata a Rupert Murdoch usa i mezzi di comunicazione come un'arma, cosa che in Italia fanno tutti. Infatti in Italia non c'e' una stampa del lettore, ma 'una stampa di...'. Come il giornale della Confindustria (Il Sole-24 Ore), il giornale dei poteri forti (il Corriere della Sera), il giornale di Carlo De Benedetti (la Repubblica), il giornale della famiglia Berlusconi (il Giornale, Libero, Panorama, ecc.), il giornale della famiglia Agnelli (la Stampa) e cosi' via di seguito."


Nel nostrano (e provincialotto) universo multimediale, in cui si schierano a spada tratta Canale5 e Rete4 da una parte e La7 e Rai3 dall'altra, mi sorprendo a finire per apprezzare SKY TG24, ritrasmesso in digitale terrestre sul canale Cielo (ovvero, per chi ancora non lo sapesse: "il telegiornale di" Rupert Murdoch). La domanda diventa: e se questo TG fosse proprio, al momento presente, quello meno lottizzato, ovverosia quello piu' neutrale? Dopotutto, un osservatore neutrale e' cio' che un buon giornalista dovrebbe essere, per rendere un buon servizio a chi si informa: cioe' a tutti noi. In quest'orgia di pluralismo, quindi, e' necessario soprattutto domandarsi che fine abbia fatto il giornalismo, quello vero. Si finisce per domandarsi, addirittura, se proprio il piu' "rampante" degli imprenditori dell'editoria mondiale non abbia davvero qualcosa da insegnarci; sia pure perche' coprire un mercato rimasto scoperto gli fa molto comodo. Che sia o no cosi', e' importante soprattutto porsi il problema.


Destra, sinistra... BAAASTAAAA!
--Giorgio Gaber




AGGIORNAMENTO del 21/5/2011. L'edizione serale di SKY TG 24 e' piu' volte scomparsa dal palinsesto dell'emittente Cielo, sostituita da una insulsaggine qualsiasi: le avventure (vere) di un addestratore-psicologo chiamato a rimettere in salute cani complessati e nevrotici. E' possibile che il mercato per una informazione a trecentosessanta gradi debba comunque rimanere quello della TV satellitare? Chi, per scelta propria o altrui, e' ancora senza quella tecnologia, rimane ancora una volta fuori.


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