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Il dilemma della guerra
Posted by rdo on Sab 19 Mar, 2011 13:52 CET
Forse bisognera' rassegnarsi al fatto che, al problema della violenza pura, una soluzione razionale e soddisfacente ancora non c'e' e basta. Finora nessuno ha trovato di meglio che combattere il fuoco con il fuoco; chi turandosi il naso, chi fregandosi le mani.

In questi giorni si parla di muovere guerra contro Gheddafi. Non che non ce ne sia la ragione: proprio come nel caso di Saddam Hussein -e tutti sappiamo la fine che ha fatto- Gheddafi e' arrivato a far bombardare il suo stesso popolo, semplicemente per consolidare un potere che manca sempre piu' di consenso. Qualcuno dice che dietro un'azione del genere ci possono essere interessi molto forti ed estranei alla Libia: probabilmente e' anche vero.

Nei fatti, la situazione corrente e' questa; non e' particolarmente semplice indovinare che cosa succedera'. L'ideale sarebbe che Gheddafi lasciasse il potere e cedesse il passo ad un regime democratico (obiettivo che l'Iraq stesso, "liberato" da Saddam Hussein, persegue con gran fatica). Purtroppo, di tante opzioni, la migliore sembra anche la meno probabile. La piu' probabile, per i motivi espressi sopra, e' che piu' soggetti assieme cancelleranno la Libia "di Gheddafi"; salvo poi litigare per spartirsene le spoglie. E' gia' stato sangue, probabilmente lo sara' ancora. Ancora una volta, che peccato.


Aggiornamento: L'ottimismo gioca brutti scherzi. Gli alleati hanno cominciato a litigare prima ancora di assicurarsi di aver vinto. Forse l'assenza di Berlusconi alla Camera mentre veniva votata la partecipazione alle operazioni militari e' solo una misura di sicurezza. Per continuare ad assicurarci le forniture di petrolio e gas, nel caso Gheddafi riesca a riprendersi la Libia, dopotutto, ci vuole un interlocutore che il "colonnello" possa ancora riconoscere come suo amico. Non sarebbe poi tanto strano: e' tipico della politica (e di parecchie altre materie) percorrere una strada e la sua opposta, per uscirne vincenti ad ogni costo.



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